TOSCA di Giacomo Puccini   -   Trama, Libretto, Opera completa e Personaggi

Libretto di "Tosca" (ed. Ricordi 1899)

Tosca è un melodramma in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900.

A partire dal 1890 la scena del melodramma vide una fase di straordinaria vitalità; l'inizio di questa fase può farsi coincidere con il successo improvviso dell'opera Cavalleria Rusticana di Mascagni. A seguire esordì una nuova generazione di compositori (Leoncavallo, Franchetti, Cilea, Mascagni, Giordano e lo stesso Puccini), tanto da spingere a coniare il termine "Giovine Scuola".
Tale terminologia non voleva indicare un'apparteneza culturale o anagrafica comune, quanto piuttosto un radicale cambiamento improntato alla ricerca di nuovi moduli drammaturgici e musicali che inaugurò una nuova stagione creativa.

Per abbracciare questa richiesta di novità, anche grazie a soggetti di forte impatto emotivo, Puccini aveva manifestato l'intenzione di scrivere un'opera basata sul dramma in cinque atti di Victorien Sardou "La Tosca".
Puccini assistette ad una rappresentazione de "La Tosca" nel 1889 a Milano, rimanendone profondamente colpito: vi riconobbe subito il soggetto perfetto per un'opera lirica.
L'editore Giulio Ricordi si attivò per avere i diritti dell'opera, ma sorsero alcuni problemi con Victorien Sardou che spinsero Puccini a rinunciare.

Una confessione di Giuseppe Verdi al suo biografo ("Vi sarebbe un dramma che, se io fossi ancora in carriera, musicherei con tutta l'anima, ed è Tosca") spinse l'editore Ricordi a ritentare la strada di un accordo per i diritti del dramma, questa volta con esito positivo.
Il primo destinatario dell'incarico di comporre l'opera fu Alberto Franchetti, reduce dal recente successo del suo "Cristoforo Colombo" (1892). Pochi mesi dopo aver ottenuto l'incarico (fine 1893) Franchetti decise però di rinunciare all'opera.
Fu così che gli subentrò Giacomo Puccini.

Nonstante la composizione dell'opera particolarmente travagliata, tra ripensamenti e modifiche dell'ultimo minuto, la Tosca di Puccini debuttò il 14 Gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma.
Il ruolo di Tosca venne affidato a Hariclea Darclée, Emilio De Marchi fu il primo Cavaradossi e Eugenio Giraldoni ricoprì con successo il ruolo di Scarpia. L'orchestra venne diretta da Leopoldo Mugnone.

Il clima della prima era quello delle grandi occasioni: tutti gli esponenti della "Giovine Scuola" erano presenti (compreso Alberto Franchetti). Inoltre anche l'allora Regina e il Capo del Governo assistettero a parte della rappresentazione.
La Tosca di Puccini ottenne da subito un considerevole successo; il compositore riuscì così a scrollarsi definitivamente di dosso il cliché di "cantore delle piccole cose".

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Personaggi

  • Floria Tosca, celebre cantante - soprano
  • Mario Cavaradossi, pittore - tenore
  • Il Barone Scarpia, capo della polizia - baritono
  • Cesare Angelotti, un prigioniero politico evaso - basso
  • Il Sagrestano - basso
  • Spoletta, agente di polizia - tenore
  • Sciarrone, Gendarme - basso
  • Un carceriere - basso
  • Un pastore - ragazzo, voce bianca

Trama

L'azione si svolge a Roma, il 14 Giugno 1800, data della battaglia di Marengo. La Repubblica Romana è caduta e feroci rappresaglie sono in corso verso gli ex-repubblicani simpatizzanti di Napoleone Bonaparte.
  • ATTO I
Angelotti, già console della Repubblica e per questo prigioniero politico, riesce a evadere da Castel Sant'Angelo e trova rifugio nella Chiesa di Sant'Andrea Della Valle. Sua sorella, la Marchesa Attavanti, gli ha lasciato la chiave della cappella di famiglia, ove egli trova nascondiglio.

Arriva il sagrestano per ripulire i pennelli del pittore Mario Cavaradossi, impegnato nella realizzazione di un affresco raffigurante la Madonna. Il pittore entra poco dopo per rimettersi al lavoro. Quando toglie il telo dal suo affresco, il sagrestano ha un sobbalzo: nell'effige della Madonna riconosce un volto già visto. Cavaradossi confessa di essersi ispirato ad una devota della chiesa, non sapendo che si tratta proprio della Marchesa Attavanti.
Continua a dipingere il quadro guardando, di tanto in tanto, una foto della sua amata Floria Tosca. 

Pur se inquieto, il sagrestano fa per uscire, quando nota che il paniere con il pranzo di Cavaradossi è ancora intatto; pensa ad un digiuno di penitenza, ma il pittore lo rassicura dicendo di non aver appetito.
Angelotti, pensando di esser rimasto solo, esce dal nascondiglio. Incontra però Cavaradossi, suo vecchio amico e anch'egli simpatizzante per Napoleone Bonaparte. I due vengono interotti bruscamente dall'arrivo di Tosca; Angelotti è costretto a nascondersi frettolosamente, non prima di aver preso il paniere di Cavaradossi.

Floria Tosca, cantante e amante di Cavaradossi è per sua indole molto gelosa. Ha sentito il suo amato parlare con qualcuno e teme la presenza di un'altra donna. Dopo essere stata rassicurata dal Cavaradossi di essere l'unica donna da lui amata, lo invita a passare la serata insieme nella villa del pittore. Prima di uscire però, riconosce nello sguardo della Madonna gli occhi della Marchesa Attavanti; di nuovo viene presa da un'impeto di gelosia, e di nuovo Cavaradossi le proclama il suo unico e incondizionato amore.

Allontanatasi Tosca, Angelotti può uscire di nuovo dal suo nascondiglio. Racconta che la sorella ha nascosto nella cappella per lui delle vesti femminili; aspetterà il tramonto per fuggire dalla caccia del barone Scarpia. Cavaradossi consiglia all'amico di recarsi subito alla sua villa e - in caso di pericolo - nascondersi nel pozzo. Un colpo di cannone sparato da Castel Sant'Angelo annuncia che la fuga di Angelotti è stata scoperta. Questi è dunque costretto alla fuga.

Entra il sagrestano circondato da una folla di chierici e confratelli, tutti festosi per la notizia dell'imminente (e presunta) sconfitta di Napoleone da parte degli austriaci.
Li interrompe bruscamente Scarpia, accompagnato da Spoletta, giunto nella chiesa per ricercar il fuggitivo. Trova il paniere vuoto e un ventaglio femminile con lo stemma Attavanti. Riconoscendo alfine il volto della Marchesa nell'effige della madonna, capisce che il piano di fuga di Angelotti è stato ordito con la complicità di Cavaradossi.

Tosca torna in chiesa per annunciare al suo amato un cambio di programma: dovrà presenziare ad un concerto a Palazzo Farnese quella sera stessa, quindi non potrà recarsi alla sua villa. Il barone Scarpia utilizza il ventaglio per instillare il dubbio nella mente di Tosca. Ella riconosce lo stemma sul ventaglio e crede che Cavaradossi abbia una relazione con la Marchesa; corre quindi alla villa del pittore per poter cogliere i due sul fatto.
Scarpia la fa seguire da Spoletta e da alcuni poliziotti. Il suo scopo è duplice: avere per sè Floria Tosca e catturare Angelotti.
  • ATTO II
Interno di Palazzo Farnese, camera di Scarpia al piano superiore; dalla finestra provengono le note del concerto e - di lì a poco -  la voce inconfondibile di Tosca. Il capo della polizia è in compagnia del gendarme Sciarrone.
Spoletta entra trascinando con sè Cavaradossi. Nella villa infatti vi era solo quest'ultimo, nessuna traccia del fuggitivo Angelotti. Scarpia cerca di fargli confessare l'ubicazione del suo amico, senza però riuscirvi.

Tosca entra nella stanza; vedendo Cavaradossi gli fa un cenno per fargli intendere d'aver capito tutta la situazione. Lui la implora di non dire nulla.
Cavaradossi viene portato nella camera di tortura mentre Scarpia, rimasto solo con Tosca, cerca di farle rivelare il nascondiglio di Angelotti. Per convincerla a parlare le fa sentire le urla di dolore di Cavaradossi, provenienti dalla stanza attigua.
Solo allora Tosca capisce cosa sta succedendo al suo amato. Cerca di resistere, sopportando le urla strazianti del pittore, finchè non cede: urla a Scarpia che Angelotti è nascosto nel pozzo del giardino.
Cavaradossi, sanguinante e fisicamente provato, viene condotto da Tosca, mentre Spoletta va a catturare Angelotti.

Irrompe nella stanza Sciarrone con una notizia preoccupante dal fronte: quella che sembrava essere una sconfitta pesante per Napoleone, in realtà si è trasformata in una vittoria decisiva. L'esercito austriaco è stato sconfitto a Marengo.
Cavaradossi ritrova le forze e urla alla vittoria, facendosi beffe di Scarpia. Quest'ultimo non tollera l'affronto del rivale e lo condanna a morte.

Rimasto di nuovo solo con Tosca, Scarpia le dice che potrebbe esserci un modo per salvare Cavaradossi: ella dovrà concedersi a lui.
Tosca rifiuta sdegnata la proposta, ma il barone alfine la convince, complice anche l'imminenza dell'esecuzione capitale.
Spoletta ritorna con la notizia della morte di Angelotti: il fuggiasco, pur di non farsi catturare, si è tolto la vita.
Sugellato il patto con Tosca, il barone finge di accordarsi con Spoletta per una finta fucilazione di Cavaradossi: in questo modo il pittore avrebbe salva la vita e il barone manterrebbe il suo rruolo di capo della polizia.
Tosca, non capendo l'inganno del barone, chiede inoltre un salvacondotto per poter fuggire da Roma con il suo amato. Scarpia le consegna il documento e chiede a Tosca di rispettare il patto; in tutta risposta lei prende un coltello dalla tavola imbandita e lo pugnala, uccidendolo.
  • ATTO III
Dalla sua cella di reclusione, Mario Cavaradossi chiede al suo carceriere di poter scrivere un'ultima lettera alla sua amata Tosca.
Mentre si strugge per trovare le parole adatte, Tosca fa il suo ingresso nella cella accompagnata da Spoletta (il quale ancora non è a conoscenza della morte di Scarpia). Quando i due amanti restano soli, Tosca confessa il suo crimine e mostra a Cavaradossi il salvacondotto firmato da Scarpia prima di morire.
Tutto ciò che dovrà fare Cavaradossi è cadere quando i soldati spareranno con i loro fucili caricati a salve. Tosca infatti non immagina che la messa in scena della finta fucilazione sia in realtà un inganno perpetrato da Scarpia per approfittare di lei.

Cavaradossi viene portato sul ponte di Castel Sant'Angelo per essere fucilato; quando i soldati sparano lui cade a terra.
Tosca attende che i soldati se ne siano andati, prima di accorrere verso il suo amato e aiutarlo a rialzarsi; solo allora capisce che, quella che avrebbe dovuto essere una simulazione, in realtà è stata una vera fucilazione.

Dalle stanze di Castel Sant'Angelo si odono le urla di Spoletta e dei soldati che hanno trovato il corpo di Scarpia.
Si recano in fretta sul ponte per arrestare Tosca. Lei sale sul parapetto del ponte e si getta nel vuoto, non prima di aver lanciato un'ultima maledizione a Scarpia.

Guarda l'Opera

[ATTO I, Scena III] "Recondita armonia" (Cavaradossi)
Cavaradossi: Luciano Pavarotti

[ATTO I, Scena IX] "Tre sbirri... Una carrozza... Presto!" finale
Barone Scarpia: Renato Bruson

[ATTO II, Scena IV] "Vittoria! Vittoria!" (Cavaradossi)
Mario Cavaradossi: Luciano Pavarotti
Live 1978 - The Metropolitan opera orchestra diretta dal M° James Levine.

[ATTO II, Scena V] "Vissi d'arte" (Tosca)
Floria Tosca: Daniela Dessì

[ATTO III, Scena II] "E lucevan le stelle" (Cavaradossi)
Cavaradossi: Mario Del Monaco
Orchestra dell`Accademia di Santa Cecilia
Direttore: Francesco Molinari-Pradelli
Roma - 1959

[OPERA COMPLETA] Teatro alla Scala, Marzo 2000. Coro e Orchestra del Teatro alla Scala, direttore: Riccardo Muti. Floria Tosca: Maria Guleghina. Mario Cavaradossi: Salvatore Licitra. Scarpia: Leo Nucci. Angelotti: Giovanni Parodi.
[OPERA COMPLETA] Tosca, rappresentazione del 1976. Floria Tosca: Raina Kabaivanska - Mario Cavardossi: Placido Domingo - Barone Scarpia: Sherril Milnes - Ambrosian Singers. New Philharmonia Orchestra. Direttore: Bruno Bartoletti. Regista: Gianfranco de Bosio

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