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Le interviste

Intervista a Donata D’Annunzio Lombardi

giovedì 03
mar 2016
Donata D'Annunzio LombardiConosciamo da vicino Donata D’Annunzio Lombardi, soprano lirico e interprete pucciniana per eccellenza, premiata con il prestigioso Albo D’Oro Giacomo Puccini, che sta vivendo oggi un momento magico della sua carriera.
E’ stata da poco una struggente Aida con la regia di Franco Zeffirelli ed una toccante “Cio-Cio-San” a Torre del Lago, Caracalla e alla State Opera di Praga.
Un repertorio lontano dalla sua celebre “Musetta” con la quale ha vinto il Concorso “Mattia Battistini” di Rieti nel 1991…

Ho iniziato il mio percorso vocale in modo non tradizionale, vale a dire, che nel 1991, appena ventenne, ho prima vinto il concorso Battistini e poi ho iniziato a studiare il canto.  In realtà, riuscii ad ottenere questo risultato grazie all’imitazione appassionata della voce della splendida Anna Moffo, ascoltata centinaia di volte fin da bambina. Ben presto, però, mi resi conto che quel risultato serviva solo a comprendere che avrei potuto dedicarmi a questa professione con amore e passione, ma che da quel momento in poi avrei avuto bisogno di una vera e propria formazione tecnica. Mi dedicai dunque per 5 anni, durante i miei studi paralleli all’Università La Sapienza in Storia della Musica, ad una vera e propria educazione vocale. Incontrai la bravissima Silvana Ferraro che sostenne i miei primi passi; ebbi il privilegio di studiare con la generosissima e stupenda Raina Kabaivanska; per poi incontrare il soprano Annamaria Meli che divenne la mia meravigliosa e definitiva insegnante di canto! A lei dedico ancora oggi, con infinito ringraziamento, ogni mia recita. Così nel 1996 ebbi il mio nuovo debutto in Gilda del Rigoletto. Cantai poi Adina nell’Elisir d’Amore, Violetta nella Traviata, Susanna ne Le nozze di Figaro e tanti altri ruoli. Questo fino al giorno in cui incontrai il Maestro Lorin Maazel che, dirigendomi in un Recital, mi consigliò un cambio dal repertorio lirico leggero ad un repertorio decisamente più lirico. Dopo di lui, l’incontro con il Maestro Placido Domingo, con il quale affrontai la Liù nella Turandot, mi convinse ulteriormente ad assecondare un repertorio da lirico puro nel quale ho trovato una natura più congeniale. Nonostante gli stupori di molti, abituati ad ascoltarmi in ruoli più brillanti, dal 2007 fino ad ora ho affrontato 18 nuovi ruoli, tra cui: Mimì, Magda, Butterfly, Suor Angelica, Desdemona, Antonina nel Belisario, Maria Stuarda, Suzel, Anna Glavary, Contessa ne Le Nozze, Aida, Adriana Lecouvreur, ecc.
Madama Butterfly Torre del Lago
Donata D’Annunzio Lombardi è apprezzata per la sua espressività, per la bellezza del fraseggio, per la duttilità e la varietà della gamma di colori della voce e, soprattutto, per la capacità di penetrare profondamente la psicologia del personaggio, rendendo, per coì dire, “trasparente” l’artista, fondendosi entrambi in una simbiosi narrativa e musicale.
Da cosa si nutre questa sua capacità? E’ una sua particolare attitudine empatica o deriva da uno studio minuzioso e attento del personaggio?
Intanto la ringrazio per gli apprezzamenti che spero di meritare. Che dire? Sicuramente la dimensione recitativa mi ha sempre incantato e profondamente motivato. Per me una voce, seppur bellissima, non ha motivo di esistere nel teatro d’opera se non legata indissolubilmente all’idea del pensiero e del sentimento legato all’azione teatrale. Dunque cantare è recitare; e lo stupore che dovremmo suscitare nel pubblico è intimamente collegato al racconto intrinseco che il ruolo ci suggerisce, attraverso una nudità che ci consenta di indossare gli abiti di tutti i personaggi possibili: una specie di anti-narcisismo!
 
Possiamo dire che sia giunta alla completa maturazione artistica e vocale in cui converge una sintesi perfetta della sua attività di studio (ricordiamo che Donata D'Annunzio Lombardi è due volte laureata col massimo dei voti e la lode! In Storia della Musica e in Psicopedagogia - Scienze dell’educazione), di pensiero e di esperienza?
Ho tante cose ancora da comprendere pienamente e tutto ciò che si rivela ogni giorno della mia esistenza rappresenta un valore aggiunto e un arricchimento continuo. Ciononostante, in questo particolare momento della mia vita artistica, sento di aver percorso una certa strada e, anzi, di poter incominciare a restituire tante cose che ritengo di aver ricevuto.   
Aida di Franco Zeffirelli
Parliamo adesso della Donata Insegnante di canto.
Lo stage DaltroCanto è presentato come: “Stage di armonia respiratoria e spontaneità del suono nel canto lirico”.  La parola "spontaneità" sembra in contrasto con l’idea comune dell’impostazione lirica che appare molto lontana dal suono “spontaneo” o “naturale”. Può spiegare in che senso il canto lirico può essere spontaneo?
Ho deciso di costituire un’associazione musicale dedita principalmente alla ricerca e allo sviluppo di un nuovo approccio per l’insegnamento del canto e in particolare dei suoi meccanismi destinati all’opera lirica.
Lo scopo da raggiungere è quello di valorizzare al massimo, secondo le propensioni e le caratteristiche psico-fisiche individuali di ogni cantante, la produzione di una vocalità innanzitutto naturale e spontanea, “innervata” e correlata al fenomeno della cosiddetta “risonanza libera”, in cui il suono emesso possa esprimere la sua ricchezza vibratoria senza l’impedimento alcuno di blocchi tensivi muscolari o di stati mentali stressanti che li producono. Solo una emissione vocale “corretta” consente, infatti, la libertà di espansione del suono attraverso un flusso energetico fluido, centrale e sintetico, rivelatore di armonia ed equilibrio tra la mente, con le sue suggestioni, e il corpo, con le sue consapevolezze. Il mio proposito è quello di lavorare innanzitutto al raggiungimento di uno stato di spontaneità corporea il cui regolatore sia il “respiro”, ovvero quella straordinaria pulsazione “interna-esterna” che collega la nostra esistenza all’innumerevole pulsare della “natura”. Questo ci raccontano i neonati fin da i primi vagiti, scevri di ogni sovrastruttura culturale o educativa e per questo meravigliosamente e acusticamente liberi e spontanei, e questo ci ricordano i nostri progenitori prima che la loro intelligenza li conducesse a optare per la posizione eretta, a favore di una verticalità che, seppur necessaria all’evoluzione della specie, ancora oggi sembra costringerci alle innumerevoli compensazioni ed adattamenti posturali che sembrano minare una certa armonia muscolo-scheletrica, così indispensabile all’emissione vocale.

Attraverso le tracce dei bambini che siamo stati e degli animali primordiali che eravamo, avremo l’occasione di ritrovare, sia nei sensi sia nelle percezioni, le nostre autentiche radici fonatorie. Il canto infatti, come il grido o come il pianto, contrariamente alla lingua parlata, nasce con l’uomo come suo linguaggio intrinseco, annesso alla sua profondità espressiva nel suo platonico “stupore di esistere”.
L’arte del melodramma si avvale di una lingua parlata acquisita e pertanto espressa in atteggiamenti, mode, attitudini e comportamenti legati alla cosiddetta “acculturazione” dell’essere umano; le sue radici però, o meglio l’essenza da cui esse scaturiscono e da cui non possiamo prescindere, appartengono alla “natura” ancor prima della “cultura”.
Per questo motivo, mi sembra indispensabile che nel percorso dell’insegnamento del canto si passi attraverso una fase iniziale di destrutturazione del suono “acculturato”, a favore del ripristino di una autenticità e istintualità strutturali delle dinamiche psico-corporee che producono, invece, il suono cantato-innato e il respiro armoniosamente radicato.
In una fase successiva accettiamo gli inumerevoli arricchimenti della sovrastruttura melodrammatica e dei suoi codici estetici, reinserendoli nella voce cantata secondo una gerarchia ed una ontogenesi delle motivazioni che, come ci ricorda A. Maslow, si realizza partendo dai bisogni fisiologici, dalla sicurezza, dall’amore, dal riconoscimento, dall’autorealizzazione, per arrivare infine alla trascendenza da sé. 

Con gli allievi di DaltroCanto

Nel percorso formativo che propone nello Stage Daltrocanto ( giunto alla dodicesima edizione che si è conclusa poche settimane fa),  convergono diverse discipline: la Bioenergetica di Lowen, l’osteopatia viscerale, la Logopedia, la Foniatria…
Una sorta di indagine del cantante a 360° in cui si dà uguale spazio e importanza a corpo e mente …
DaltroCanto ha infatti scelto di aprirsi ad una riflessione olistica sull’argomento “voce cantata”, grazie all’interazione tra le molteplici discipline dedite al canto (la foniatria, la psicologia, l’osteopatia, ecc.) e tutta una serie di tecniche di influenzamento e terapie della stato mentale, attraverso particolari esercizi fisici (l’Eutonia di Alexnder, il Rolfing di Ida Rolf, la Bioenergetica di Reich e Lowen, il metodo RPG di Souchard, il metodo Mezieres, ecc.). La mia ricerca, tendendo all’ottenimento di un equilibrio psico-fisico confluisce in un percorso parallelo capace di affiancarsi alle diverse terapie psicologiche e persino in un singolare, ma molto significativo, confronto con la psicanalisi freudiana nella sua azione dinamica delle forze pulsionali: rimozione, spostamento, sublimazione. Per quanto riguarda la bioenergetica di Lowen, è interessante, invece, osservare il rapporto diretto tra inibizione e tensione del corpo e della mente nel valore ineludibile che ha l’autoespressione per la salute e la guarigione psicocorporea. L’emozione, e dunque anche la voce che non può essere espressa, si trasforma in tensione per quei muscoli che dovrebbero essere coinvolti nella sua espressione.
 
Lei definisce il Canto “Uno stato mentale”. Può spiegare in che senso?
Il cantante d’opera esercita le sue facoltà vocali nell’ambito della propria mente e del proprio corpo; in quest’ultimo, a servizio dell’emissione sonora, sono compartecipi alle corde vocali molti muscoli, ossa, membrane e “spazi” che consentono una globale azione funzionale sia come forze adduttrici, catalizzatrici, sia come luoghi di risonanza della vibrazione delle corde stesse. L’interazione sinergica tra il corpo e la mente permette al suono stesso un modo singolare di vibrare ed espandersi nello spazio e la “consapevolezza” del corpo, con le sue sensazioni fisiche, collaborando allora con la molteplicità delle varie percezioni mentali rende il cantante lirico un viaggiatore unico e un abitatore di luoghi singolari. Può accadere che questa azione sinergica nel canto possa differire dalla sua programmata “funzione” e dunque interrompersi e rendere imperfetto il suo “flusso” non solo in presenza di disfunzioni organiche, ma anche per la comparsa a volte di alcune piccole “disarmonie” psichiche che, seppur di lieve entità rispetto a vere e proprie patologie, danno luogo ad “alterazioni”, “falsificazioni”, insomma: “distorsioni percettive” organizzate in “carenze” o “eccessi” nell’osservazione fenomenologica dell’emissione vocale del canto stesso. Addentrandoci in questo mondo “alterato” potremmo allora però sorprendentemente scoprire che una disfunzione percettiva e sensoriale potrebbe rivelarsi una funzione specifica e caratteristica di un certo modo di “stare” nel mondo e di progettare un mondo; è allora che il canto diviene un vero e proprio “stato mentale”.

Che ruolo ha avuto lo studio della danza classica da lei affrontato in giovane età nella scuola di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu nella definizione del suo approccio olistico al canto?
La danza mi ha insegnato molta disciplina, che “il piacere è figlio di affanno”, “che non c’è libertà senza regole”, il senso del fulcro dell’equilibrio del corpo e soprattutto ha accentuato la mia ricerca nelle sinergie ed egemonie muscolari inerenti il canto d’opera. 
Madama Butterfly Detroit Opera HouseLa sua tesi di laurea in Psicopedagogia era incentrata su “ Le distorsioni percettive nel mondo dell’Opera lirica”: come è nato questo interesse per questo argomento così particolare?
La ragione di questo interesse nasce proprio dalla riflessione su quelle innumerevoli “alterazioni”, di cui abbiamo già fatto accenno, “distorsioni percettive” che si evidenziano nell’osservazione fenomenologica dell’emissione vocale nel canto lirico. Seguendo le propensioni e le caratteristiche psico-fisiche individuali di ogni cantante, si raggiunge la produzione di una vocalità innanzitutto naturale e spontanea. Quando iniziai a cantare la natura della mia voce era limitata da alcune tensioni muscolari che, unite ad alcune rigidità caratteriali, escludevano la possibilità di sviluppare la voce come desideravo. Aver trovato la chiave per sciogliere tali tensioni, dapprima a livello mentale e conseguentemente a livello fisico, mi dà nell’insegnamento molta gioia. E’ come rompere delle catene e regalare delle ali! Le distorsioni percettive sono ancora oggi, nell’ambito del percorso educativo e formativo, il frutto di insegnamenti empirici. Ogni insegnante, per lo più in buna fede, ne sono convinta, cerca infatti di trasmettere ai suoi allievi il suo bagaglio di natura propriocettiva, attraverso un equilibrio e una fede che egli ha precedentemente conquistato per se stesso durante il suo proprio operato vocale. Questo bagaglio, sia che questo sia maturato sulle tavole del palcoscenico, sia che sia stato acquisito attraverso uno studio più discreto, ma non per questo a volte meno attento e profondo, deve tendere al raggiungimento di un risultato meramente funzionale per l’allievo stesso! L’insegnante di tecnica vocale, dunque, per raggiungere questo obiettivo deve saper integrare al suo proprio talento naturale quello di saper ascoltare, ma soprattutto “vedere” l’allievo; saper selezionare tra migliaia di suoni quelli giusti, sani, e distinguerli da quelli apparentemente belli ma non ancorati alla natura muscolare pertinente che li sostiene e li sviluppa nel tempo. In più deve possedere il meritato dono della conoscenza di tutti i perché e i come di natura psicofisica, scaturenti da un suono vocale bello o brutto che sia. Prescindere da questa acculturazione significa rischiare di vedere una sola faccia di un prisma che per sua natura è complesso e sfaccettato, con il rischio di smarrirsi in una labirintica presunzione di verità di vere e proprie distorsioni percettive e sensoriali.
Liu Royal Opera House Muscat
L’aspetto percettivo-sensoriale è quindi preso particolarmente in considerazione anche nel suo metodo di insegnamento?
Nei nostri stage ricerchiamo ogni sensazione fisica ed ogni percezione mentale tese al raggiungimento di un equilibrio e di una sinergia nell’emissione vocale. Questo equilibrio che, ricordiamo, è innato e non acquisito, può tuttavia, nel corso della vita, smarrirsi e condurre ad alcune alterazioni, dismorfismi e distorsioni che generano in alcuni casi vere e proprie patologie dell’apparato vocale. La ricerca dell’armonia delle forze naturali, invece, garantisce alle corde vocali una salute longeva e soprattutto lo sviluppo e il volume del suono vocale stesso.

Che ruolo assegna nello studio del canto alla conoscenza scientifica nell’insegnamento del canto?
Crede che conoscere e studiare la fisiologia e i meccanismi vocali e respiratori abbia migliorato l’insegnamento e l’apprendimento del canto?
Conoscere e studiare la fisiologia ha enormemente allargato gli orizzonti educativi ed ha concesso di decodificare le tante caratteristiche buone o cattive di ogni singolo cantante; basti pensare alla rivoluzione rispetto al passato apportata dalla foniatria nei confronti dei meccanismi tra causa ed effetto e, in particolare, di quanto abbia svelato a proposito della reale posizione e funzione degli organi interni, compresa la laringe e l’importantissimo diaframma. Conoscere scientificamente le funzioni del meccanismo vocale rende possibile oggi il superamento di alcuni importanti problemi, o veri e propri flagelli contemporanei, che possono interrompere una carriera, quali: il reflusso esofageo, le cisti congenite, l’impatto del gonfiore premestruale sulle corde vocali, ma soprattutto edemi, precontatti e noduli causati da un cattivo meccanismo respiratorio e vocale. L’indagine microscopica e la conoscenza pertinente dell’apparato vocale consentono di poter affrontare scientificamente ciò che era imperscrutabile solo qualche decennio fa. Di queste nuove frontiere dobbiamo ringraziare una serie di ricercatori e studiosi , ma su tutti, mi sento di elogiare l'estrema competenza e passione del Prof. Franco Fussi." Tutto questo ha una estrema validità ricordandoci sempre però che, essendo il canto uno stato mentale, il “tutto” è sempre oltre “la somma delle parti”.
Con Rolando Panerai
Gli impegni futuri di Donata D'Annunzio Lombardi.
Il 5 marzo sarò a Lucca per un Recital dedicato a Puccini, poi sarò nuovamente Aida a Livorno con la regia di Franco Zeffirelli;  terrò quindi con i miei bravissimi ragazzi e l’inossidabile e straordinario Rolando Panerai, che spesso affianca i miei stage con la sua preziosissima e unica esperienza, il XIII Stage DaltroCanto;
Sto inoltre preparando in occasione dei 100 anni dalla morte di Francesco Paolo Tosti, una serie di concerti e celebrazioni (anche a New York), accanto alla inseparabile Isabella Crisante  e all'Istituto Nazionale Tostiano, con il quale collaboro fin dal 1996 in seguito alla vittoria del Primo premio assoluto ottenuto al 1° concorso internazionale dedicato al grande romanzista abruzzese. Queste celebrazioni culmineranno nella realizzazione di un grande concorso internazionale il 2 dicembre 2016
.
E  poi La Bohème ad Antibes, il Requiem di Verdi a Münster, e sarò Liù all’Arena di Verona. 

Ringrazio di cuore Donata D’Annunzio Lombardi per questa intervista così ricca di spunti, per molti versi sorprendente, che apre un intero mondo di contenuti, idee, stimoli, sensazioni.   Un grande dono per tutti i visitatori di www.cantarelopera.com

**Le immagini nell'ordine:
"Madama Butterfly" - Torre del Lago
"Aida"  di Franco Zeffirelli;
Con gli allievi di DaltroCanto
"Madama Butterfly" - Detroit Opera House
"Liù" -  Royal Opera House Muscat
Con Rolando Panerai.
 
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