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 La recensione    |    anno 2022
Orfeo e Euridice nel cortile della madonna delle grazie
mercoledì 15
giu 2016
Non è facile ridurre un’opera in tre atti, di oltre due ore di spettacolo, in un’ora, senza sacrificare la storia, il testo e soprattutto la musica. Inga Balabanova, soprano greco e direttrice dell’International Opera Studio, vi è riuscita egregiamente, allestendo uno spettacolo semplice, dove però la presenza dei tre protagonisti , Orfeo , il mezzo soprano Kyoka Iguchi , Euridice , il soprano Elena Prybyliuk e Amore , il soprano Tamara Ugrekheidze, accompagnate al pianoforte da Mari Batilashvili, ha creato l’ossatura centrale della tragedia opera di Cristoph Willibald Gluck con libretto di Ranieri de’ Calzabigi. La location ,il cortile del convento della Madonna delle Grazie in via Baldassini, alla presenza di padre Roseto Saccà presidente del Centro culturale della Madonna delle Grazie e direttore del Coro della Madonna delle Grazie e per l’occasione insieme al priore padre Giuseppe Egidi, padrone di casa. Orfeo ed Euridice, fu scritta nel 1762 e venne rappresentata la prima volta a Vienna al Burgtheater il 5 ottobre 1762 e in Italia nel 1769 al teatro regio di Parma. L’opera appartiene al genere dell’azione italiana, in quanto opera su soggetto mitologico, con cori e danze incorporati. Dodici anni dopo la prima ,Gluck rimaneggiò profondamente l’opera  per adeguarla agli usi francesi (2 agosto 1774).Orfeo ed Euridice , è stata una delle poche opere settecentesche , se non l’unica non mozartiana, a rimanere sempre, fino ad oggi, in repertorio nei principali teatri lirici del mondo.L’Orfeo fu il primo lavoro di Gluck a mettere in pratica le sue ambizioni di riforma dell’opera seria. Nell’Orfeo, le grandi arie virtuosistiche con il da capo, destinate a rappresentare sentimenti e momenti topici, da un lato e dall’altro, gli interminabili recitativi secchi, utilizzati per illustrare l’effettivo svolgersi degli avvenimenti drammatici, lasciano strada a pezzi di più breve durata strettamente legati l’un l’altro a formare strutture musicali più ampie.In “Che farò senza Euridice?’’, il brano più famoso del terzo atto, il mezzo soprano Kyoka Iguchi, ha dato vita ad una interpretazione vocale e drammaturgica di grande pathos, immedesimandosi nel personaggio. Ciò che ha fatto anche Marta Fossa, lettrice ed interprete di Euridice, con una intensità interpretativa notevole e la distinzione del doppio ruolo di protagonista e del recitativo corale. Il tema DI EROS E THANATOS, che domina l’opera sarà poi il cavallo di battaglia dello sturm und drang tedesco.La parte di Orfeo richiede un esecutore particolarmente dotato che eviti di far diventare monotona l’aria strofica “Chiamo il ben così’’ e che sia in grado di informare di significato tragico sia essa sia la successiva “Che farò senza Euridice?’’, che si basano su armonie non lacrimevoli. Euridice interpretata dal soprano Elena Prybyiuik , raggiunge il topos nel duetto che anticipa la sua morte. Una figura non del tutto marginale è quella che è interpretata da Amore, nel finale dell’opera che anticiperà i personaggi mozartiani e wagneriani, attraverso Carl Maria von Weber. Non molto cerntrato l’altro ruolo di lettore Massimo  Baronciani, che interpretava Orfeo, che non è riuscito a distinguere il ruolo interpretativo del coro da quello del protagonista
    Paolo Montanari
 

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