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Il Requiem di Mozart concerto conclude la stagione dell'Ente concerti di Pesaro
martedì 10
mag 2016
Non poteva concludersi meglio la 56esima stagione Concertistica di Pesaro a cura dell’Ente Concerti, che con il Requiem di Mozart interpretato dalla <Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Rinaldo Alessandrini. Solisti il soprano Mariangela Sicilia, il mezzosoprano José Maria Lo Monaco, il tenore Jesus Garcia e uno dei più importanti bassi a livello internazionale, Michele Pertusi, indimenticabile interprete nella Semiramide di alcune edizioni passate del Rossini Opera Festival. Coro del teatro municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati. Erano presenti alla grande serata musicale, il presidente dell’Ente concerti di Pesaro, Guido Chiocci, che ha fatto una valutazione molto positiva della stagione appena conclusasi, il sovrintendente del Rof, Gianfranco Mariotti, il vice sindaco e assessore alla Bellezza del Comune di Pesaro, Daniele Vimini, il direttore artistico della Pescheria Centro Arti visive Ludovico Pratesi, musicologi, cantanti e un pubblico attento all’interpretazione del Requiem in re min. per soli, coro e orchestra K 626, che Mozart non riuscì a completare scrivendo questo capolavoro fino al Lacrimosa.Infatti Mozart morì il 5 dicembre 1791 e la composizione religiosa, fu completata successivamente da Franz Sussmayr. Grande interpretazione dei solisti, e i particolare risalto la voce di Pertusi, uno dei migliori bassi rossiniani e mozartiani e le voci femminili. In crescita, soprattutto per maturità vocale il tenore messicano, Jesus Garcia. Il Requiem è legato alla controversa vicenda della morte di Mozart, avvenuta il giorno successivo al completamento delle parti vocali del Lacrimosa. Stendhal, in Vite di Haydn,Mozart e Metastasio (1815), parla di un anonimo committente, presentatosi alla porta dell’abitazione di >Mozart, vestito di scuro e con una sacca di denaro, chiedendo al genio di Salisburgo, già gravemente malato, di comporre una messa da requiem, in quattro settimane, dietro compenso di cinquanta ducati. Mozart cercò di scoprire chi fosse il misterioso committente, ma non ci riuscì, per la sopravvenuta morte. Vi è una leggenda, che afferma che sarebbe stato Antonio Salieri, il musicista italiano, presso la corte di Salisburgo, che avrebbe forzato la morte di Mozart, per invidia. Ma i recenti studi di alcuni musicologi, negano, che questa fosse stata la ragione della morte prematura di Mozart. La vodeva Constanze, che era nel frattempo fuggita di casa con il figlio, per le stravaganze di Mozart, ritornò in tempo per salvare il Requiem e farlo completare dagli allievi dell’illustre marito. Questi composero gli ultimi movimenti del Requiem, li riordinarono; ma la differenza compositiva fra i primi movimenti mozartiani e le composizioni degli allievi, è talmente evidente all’orecchio anche di un profano. Completato quasi certamente entro la quaresima del 1792, il Requiem venne ritenuto per un certo periodo, opera esclusiva di Mozart, anche come autografo. Ma solo negli anni novanta del XX secolo, si è scoperto che l’ultima parte di questa meravigliosa composizione non era di Mozart, ma di un suo discepolo. Ma i dubbi erano iniziati già molto tempo prima. Nel 1825 il compositore e teorico tedesco Gottfried Weber, sostenna che il Requiem non era stato scritto in gran parte da Mozart. Ma la sua affermazione, trovò una forte reazione da parte di Beethoven, grande ammirare del genio di Salisburgo. Fu solo con l’edizione a stampa del 1827 che parte dei dubbi furono fugati.Certamente Mozart aveva completato le parti vocali per l’Hostias, mentre sembra che avesse appena delineato una struttura superficiale del resto dell’opera, che fu poi completata dagli allievi. Per il musicologo Piero Buscaroli, il Requiem è rimasto incompleto non per la morte sopravvenuta di Mozart, ma per una scelta dello stesso compositore, che rifiutava una clausola vessatoria, che voleva imporre il committente. Indubbiamente l’opera mozartiana soprattutto nella prima parte isente dell’influsso di Haendel e del canto gregoriano.Va anche ricordato che nell’Introitus, sulle parole te decet hymnus Mozart utilizza un cantus firmus, affidato prima al soprano solo e poi a tutta la sezione, basato sul cosiddetto “tono peregrino’’, proveniente dal repertorio gregoriano; un arcaismo che si rifà alla grande tradizione polifonica tramandata sin dal Rinascimento.
Lo studioso Andrea Lonardo affronta poi un altro aspetto legato al genio di Mozart. Il suo rapporto con la fede. Mozart, anche dalle raffigurazioni, dal cinema, ha condotto sempre una vita di libertino e poi la sua adesione alla massoneria. Ma vi è poi il passaggio dalla Grosse Messe alò requiem, che risente di un passaggio fondamentale verso la fede cattolica, evidente nell’epistolario e la conversione nel 1791 al cristianesimo.
    Paolo Montanari
 

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