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News    |    anno 2015

L'Orfeo ed Euridice secondo Francesco Erle

mercoledì 08
lug 2015
Debutta l’opera nel programma del terzo festival internazionale di canto lirico “Vicenza in Lirica” con l'Orfeo ed Euridice, opera in tre atti di Christoph Willibald Gluck su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, in scena al Teatro Olimpico il 12 Luglio 2015.
Orchestra e Coro della Schola San Rocco di Vicenza diretti da Francesco Erle, che firma anche il Demi stage con Andrea Castello, costumi di Roberta Sattin. Orfeo sarà Francesca Biliotti, Euridice sarà Mina Yang ed infine Amore interpretata da Benedetta Corti. Consulente musicale dei tre solisti è Sara Mingardo.  L’opera sarà proposta nella versione di Vienna rappresentata per la prima volta al Burgtheater, il 5 ottobre 1762.
Orfeo ed Euridice affermò i principi di una nuova purezza espressiva, caratterizzata dalla scrittura orchestrale severa e strettamente unita alla parola; inoltre, la linea disadorna del canto, la misura della passione, espressa nel famoso lamento “Che farò senza Euridice?”, conferiscono ad Orfeo la gravità e l’elevatezza dell’oratorio, senza tuttavia mancare di teatralità. Orfeo, il protagonista è il mitico cantore, l’incantatore d’animali e uomini. L’argomento è tratto dal mito greco di Orfeo, con la vistosa variante di Euridice restituita al cantore.


Il maestro Erle  in merito all'opera che dirigerà spiega che:
 
La fama di cui gode Orfeo e Euridice di Gluck nella storia della musica è indubbiamente più che  meritata. Quando si considera l'anno di composizione e si raffronta l'opera con quelle coeve, si rimane a bocca aperta per la incredibile differenza di concezione del rapporto con l'arte poetica di Calzabigi, la forma musicale, l'uso della penna nella stesura delle arie, dei recitativi e dei cori. I proclami per cui essa è diventata simbolo della riforma operistica che ha innovato completamente il mondo del teatro musicale sono del tutto non solo rispettati, ma dimostrati probabilmente come succede solo a quei pochi capolavori mondiali che sovvertono la storia, il gusto e le tradizioni.
 
La semplicità e la potenza di concezione dell'opera lasciano certamente, e forse ancora di più oggi, a bocca aperta: un'espressività nitida che apre la strada all'opera che sa indirizzare il sentimento dello spettatore verso una comprensione profonda ed emotivamente coinvolta della vicenda.  Una storia che, peraltro, non fa proprio che parlare di questo: la musica può cambiare gli animi, e perfino la volontà, fino a sfidare la sorte, la vita e la morte, e far aprire le porte degli inferi stessi.
 
Non sorprenderà allora più l'ascoltatore il fatto che la scena delle Furie viva di una invenzione tale da rimanere uno dei capolavori drammatici di ogni tempo, ma anche che le arie semplici ed eppure vivissime di Orfeo e Euridice sappiano completamente conquistare per la bellezza del segno.
Va però detto: Orfeo è un'opera perfettamente a casa sua all'Olimpico di Palladio, non solo per la completa parentela della concezione classica della vita, ma anche per il particolare modo di concepire lo spazio sonoro e il rapporto tra pubblico, orchestra e scena. E di questo noi abbiamo voluto mettere in rilievo proprio il senso profondo, traendo spunto e immergendola completamente nella grande opera palladiana, disponendo attori e cori nei luoghi deputati alla produzione di suono nel teatro!
 
Se nello scorrere del tempo la voce di Orfeo è stata seguita da studiosi e appassionati nella sua evoluzione (da contralto castrato, Vienna, a soprano, Parma, a haute-contre, Parigi, a contralto, moderno), attenzione molto minore è stata riservata alla storia della realizzazione orchestrale di un manoscritto del 1762, disponibile peraltro al pubblico on line (benedizioni della modernità), che certamente ha rivoluzionato la storia del teatro musicale, ma che al contempo è sorprendentemente del tutto figlio dell'epoca in cui fu steso.
 
Geniale e unico per la realizzazione forte e semplice dei nuovi ideali di teatro condivisi con de' Calzabigi, lo scritto di Gluck vive di alcune convenzioni tipiche della orchestra viennese dell'epoca.
 
La nostra scelta poi di realizzarlo a parti reali, cioè con un solo esecutore per ogni classe strumentale, è a sua volta debitrice della scelta stessa del titolo per il presente Festival, come opera emblematica di quanto possa massimamente inserirsi nella storia del capolavoro di Palladio, il Teatro Olimpico che tutto deve fin dalla nascita con Andrea Gabrieli (12 cantori, pochi strumenti a latere, 1585) alla grande idea classica del teatro specchio del mondo e luogo deputato della celebrazione dei più grandi ideali. Pochi strumenti per una realizzazione forte nella sua semplicità di adesione al testo, quindi, con alcune attenzioni. La prima: il manoscritto stende un raddoppio della parte del coro, soprattutto nel celeberrimo corteo funebre iniziale, non solo agli archi, ma come d'uso all'epoca anche a un complesso di strumenti a bocchino, che prevedeva ancora il venezianissimo cornetto (che solo malamente può essere sostituti dalla moderna tromba a macchina...) e tre tromboni, scritto negli stessi righi delle voci. Questa prassi di realizzazione del sostegno delle voci è sempre ad libitum a Vienna, e non va del resto seguita quando si suona con un solo quintetto d'archi, ma una volta evitata toglierebbe il colore funebre cui siamo abituati da tante edizioni discografiche. Ho optato allora per la realizzazione di una altra scelta tipica dell'epoca, l'uso dei timpani “assordati” (ricoperti da drappo nero) e delle trombe con drappo a lutto in pedale armonico, per il canto funebre. L'inserzione in prassi armonica del gruppo trombe-timpani non sorprenda che, anzi, è ultimamente oggetto di specifici studi perfino nella prassi di musica sacra.
 
La presenza in partitura di uno o altro strumento è anche figlia della prassi presso le orchestre importanti di tutta Europa fino tutto il settecento di avere esecutori abili in diversi ruoli, e questo però a sua volta necessita di essere interpretato per la reintroduzione, secondo corretta prassi antica, di strumenti “disponibili” ma non segnati nello scritto: ciò vale qui per il flauto, l'arpa e, naturalmente, il gruppo timpani-trombe.
 
Eliminati gli strumenti in raddoppio e il ballo accessorio che li richiedeva, ho invece reinserito le articolazioni e legature del manoscritto, spesso diverse dalla esecuzione tradizionale e, soprattutto per il gusto di ornamentazione, segnatamente partecipi del gusto del tardo barocco.”
 
 
Il festival internazionale “Vicenza in Lirica” è organizzato organizzato dall'associazione culturale “Concetto Armonico” in collaborazione con il Comune di Vicenza e l'ospitalità delle Gallerie d'Italia Palazzo Leoni Montanari e con il patrocinio di Regione del Veneto, Provincia di Vicenza, dell'Ambasciata Italiana a Vienna, dell'Istituto di Cultura a Vienna e del Padiglione Italia di Expo Milano.



Sabato 11 Luglio, ore 21 - Teatro Olimpico
Orfeo ed Euridice
Opera di C. W. Gluck  Versione Vienna (1762)


Interpreti
Orfeo, Francesca Biliotti
Euridice, Mina Yang
Amore, Benedetta Corti
Coro e orchestra a parti reali
Schola San Rocco
Maestro direttore e concertatore
Francesco Erle
 
Demi stage
Francesco Erle, Andrea Castello
Consulente musicale
Sara Mingardo
Assistente musicale
Caterina Galiotto
Costumi
Roberta Sattin, StilistArtista per Sartoria il Monello, Vicenza
 
InfoPoint Vicenza In Lirica
Punto Ottico
Contrà D. Manin 22, Vicenza
Lun-Sab, 9-12 e 16-19
tel +39 349.62.09.712
info@vicenzainlirica.it

Biglietti 35 euro intero,30 euro ridotto over 65; 17 euro ridotto under 30.
 
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