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La bohème, Daniel Oren dirige il capolavoro di Puccini al Regio di Torino

martedì 03
mar 2020

Mercoledì 11 marzo alle ore 20 torna al Teatro Regio uno dei titoli più amati di sempre: La bohème di Giacomo Puccini. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio ci sarà il maestro Daniel Oren, che già aveva diretto nel 1996 l’edizione del “centenario”. Il Coro è istruito da Andrea Secchi e quello delle Voci bianche del Regio e del Conservatorio da Claudio Fenoglio. Questo nuovo allestimento, con regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, scene a cura di Leila Fteita e costumi a cura di Nicoletta Ceccolini, riprende fedelmente i celeberrimi bozzetti che realizzò Adolf Hohenstein per la prima assoluta al Regio del 1896 custoditi dall’Archivio Storico Ricordi. Le luci sono di Andrea Anfossi

Nel corso delle dieci rappresentazioni, dall’11 al 22 marzo, si alternano nei ruoli principali Dinara Alieva e Maria Teresa Leva (Mimì), Jonathan Tetelman e Valentin Dytiuk (Rodolfo), Hasmik Torosyan e Paola Antonucci (Musetta), Massimo Cavalletti e Italo Proferisce (Marcello), Riccardo Fassi e Alessio Cacciamani (Colline), Costantino Finucci e Tommaso Barea (Schaunard). Matteo Peirone sarà Benoît e Alcindoro. 

Sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio, troviamo l’esperta bacchetta di Daniel Oren, uno dei massimi interpreti del melodramma italiano e in particolare di Puccini, che infatti prosegue la sua carrellata pucciniana al Regio dopo Madama Butterfly (Stagione 2018/19) e Tosca.  

«Bohème non lascia grande impressione sull’animo degli auditori, non lascerà grande traccia nella storia del nostro teatro lirico». Così scriveva Carlo Bersezio sulle pagine de La Stampa il giorno successivo al 1° febbraio 1896, quando al Teatro Regio di Torino, con un ventinovenne Arturo Toscanini alla guida dell’Orchestra, andò in scena per la prima volta il titolo che avrebbe segnato per sempre la carriera del suo autore e la storia della musica: La bohème di Giacomo Puccini. Nonostante la diffidenza della critica musicale dell’epoca, fu il pubblico a decretare l’inizio di un successo che ancora oggi non accenna a diminuire e vede il titolo comparire regolarmente nella top five dei più rappresentati al mondo. 

Gli ingredienti che lo hanno reso tanto amato, oltre al genio musicale di Puccini, sono la vividezza dei protagonisti, artisti e studenti bohémien nella Parigi del 1830, e la loro “vita gaia e terribile” descritta da Henri Murger nel suo celebre romanzo. Così è anche nei quadri dipinti dalla penna di Puccini e dai versi di Giacosa e Illica, in cui la crudezza della povertà e della malattia si intrecciano con la freschezza e l’ironia della gioventù; età spensierata in cui la fine di Mimì segna uno struggente addio. A distanza di più di un secolo, non sono soltanto musica e libretto, ma anche la celebre locandina, le scene e i bozzetti di ispirazione liberty realizzati dal cartellonista e scenografo Adolf Hohenstein per la prima del 1896, attualmente custoditi dall’Archivio Storico Ricordi, a essere entrati nell’immaginario collettivo del pubblico di tutto il mondo. Il nuovo allestimento che andrà in scena al Regio, firmato dalla coppia Gavazzeni - Maranghi, è interamente ispirato all’originale scaturito dalla matita di Hohenstein; occasione imperdibile per rivivere Bohème come la vide Puccini.

 
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