Le interviste

Intervista al Direttore Alessandro Arnoldo

lunedì 20
mar 2017
Alessandro Arnoldo, classe 1989, giovane direttore d’orchestra, diplomato al Conservatorio “G.Verdi” di Milano. Direttore artistico dell’Ensemble vocale Ad Maiora, direttore principale de “I Filarmonici di Trento”, autore, redattore e conduttore radiofonico e tanto altro. Tra le Sue esperienze spiccano concerti per l’Associazione Mozart Italia, collaborazioni con l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Si è esibito in concerto con numerose orchestre tra cui I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra G.Rossini di Pesaro, in Italia, Germania, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca. Ha partecipato a diversi corsi di perfezionamento e mastercalss, in qualità di allievo (Riccardo Muti Italian Opera Academy, Accademia Chigiana di Siena) e in qualità di docente. La sua versione de Le Carnival des animaux di Camille Saint-Seans è inserita nel percorso didattico “C’è musica per tutti”, libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia.

Un giovane ragazzo di 28 anni, dirige in maniera diversa da una persona più adulta? L’età aiuta?
Un’orchestra suona in maniera diversa a seconda di chi la dirige in quel momento. L’età anagrafica influisce relativamente sulla resa. Di certo spesso mi trovo a fare musica con persone più adulte di me. Non so dirle se questo sia un vantaggio o meno. La barba a volte aiuta (scherzo!) So per certo che un’orchestra, un coro, decide in pochi minuti se valga la pena o meno di lavorare con te e far musica insieme. Capiscono subito, al di là dell’età anagrafica, se sei pronto, se ti poni nella giusta maniera, se meriti di stare in quel posto e di lavorare insieme a loro. Penso sia giusto così.

E quale sarebbe la giusta maniera per un giovane direttore?
Bella domanda..posso dirle come la penso io: ogni volta cambia. Nella musica d’insieme è necessario tenere a mente sempre chi si ha di fronte, così come un solista ogni volta fa i conti con il suo strumento, a maggior ragione nel caso delle orchestre o dei cori, bisogna cogliere subito quali sono gli “stati d’animo” della giornata e dei singoli musicisti, e riuscire, in base a quelli, a gestire la prova per renderla più efficace e produttiva possibile. Non credo ci sia una strada giusta in assoluto da imporre ai musicisti, credo serva tanta umiltà e la volontà di incontrarsi per andare verso una direzione comune, in questo l’età può aiutare a non imporsi con prepotenza.

Come si svolge una Sua prova?
Dipende dal repertorio, dall’ensemble che ho di fronte. In linea di massima tendo ad evitare i grandi discorsi, uno dei tanti meriti dell’insegnamento del Maestro Daniele Agiman. Se il gesto funziona, le parole spesso sono inutili e fanno perdere tempo, perché più fraintendibili. Tendo ad essere molto esigente in fase di concertazione, soprattutto all’inizio di una produzione quando si studia “insieme” la parte, il suono che deve avere. Spesso faccio suonare dei passi a sezione, non tanto per mettere in evidenza gli errori delle varie sezioni, quanto per far sentire agli altri quello che succede. Questo va oltre alla musica. Come diceva Claudio Abbado la musica insegna ad ascoltarsi “Perché la musica è come un dialogo, nel quale si presta attenzione agli altri, cercando di cogliere anche le cose non dette.”

Direi che il direttore, conduce, non sta sopra per pontificare, ha “semplicemente” il compito di avere una visione unica dello strumento orchestrale o corale che sia, e del risultato che si vuole ottenere, e in base a questo conduce verso una direzione. Credo che la figura del direttore di oggi sia quella di un musicista che deve conoscere, rispettare ed esaltare le potenzialità artistiche ed umane della compagine che ha di fronte, per metterla nelle condizioni di interpretare il brano in questione e, scegliendo la direzione che lui propone, permetterle di “fare musica”. Herbert von Karajan diceva che il direttore d’orchestra è come il fantino che nella corsa ad ostacoli, con un piccolo gesto, deve dare la direzione del salto che fa il cavallo.

Come si sente sul podio?
Rischioso rispondere. Direi vulnerabile (spero di non darlo a vedere), ci si mette in gioco completamente e al servizio di un’arte davvero alta. E poi non mi sono mai stati simpatici i supereroi, troppo sportivi

Ci parli della Riccardo Muti Italian Opera Academy...
Partecipai alla prima edizione di questo corso tenuto dal Maestro Muti al Teatro Alighieri di Ravenna, con l’Orchestra Giovanile Cherubini. L’opera studiata era il Falstaff di Giuseppe Verdi. Avevo già avuto occasione di studiare e dirigere il Falstaff, ma si aprì tutto un mondo nuovo. Ogni singola pagina è stata analizzata con cura, arricchita da aneddoti di vario genere e costruita un poco alla volta. Abbiamo seguito l’intera produzione dell’opera, dalle prove di sala con pianisti accompagnatori e cast, alla lettura in orchestra, fino ai primi assiemi. Poter osservare da vicino il modus operandi di un Maestro come Riccardo Muti è stata di certo una grande opportunità.

E a Siena?
Altra esperienza bellissima, diversa, ero più piccolo e l’ambiente inizialmente mi spaventò non poco. Dalla Chigiana ho portato a casa la consapevolezza dell’importanza di ascoltare e osservare il diverso approccio alle varie partiture dei tanti “colleghi” italiani e soprattutto stranieri, che si sono susseguiti sul podio del Teatro dei Rozzi…e grandi serate seduti in piazza del Campo.

Quanto ha inciso nella sua educazione musicale la pratica corale?
Direi che è stata una delle componenti più rilevanti nella scelta di intraprendere questa professione. Ricordo con emozione il mio primo giorno di coro, il fascino che suscitò in me l’insegnante, Annalia Nardelli, le sue modalità “materne” con un gruppo di bambini, da educare, da appassionare..e così è stato. E da lì è arrivato ad essere Direttore Artistico di un coro.. Ad maiora è un ensemble vocale appena nato, giovane e fresco. Spero possa fare grandi cose, non solo con me. Stiamo crescendo insieme , ci vuole tempo per creare un’identità sonora robusta e credibile, ma penso che le potenzialità ci siano tutte, vanno incanalate nel verso giusto.

Il coro ha debuttato eseguendo un brano sacro contemporaneo, qual è il Suo rapporto con la musica contemporanea?
Si trattava di una nuova versione per coro misto e quintetto d’archi, della Missa Benedicite Gentes, scritta dalla compositrice trentina, docente e direttrice di coro, Cecilia Vettorazzi. Trovo che sia fondamentale per la crescita musicale e culturale, approcciarsi alla musica contemporanea, aiuta a capire, a decifrare i linguaggi di oggi. L’orecchio non sempre è pronto, ma è importante che si educhi anche in questa direzione. Indubbiamente, la possibilità di interagire nella concertazione di un brano, con chi l’ha composto, rappresenta una “strada diretta” verso una più fedele interpretazione. Nel caso della Missa di Cecilia Vettorazzi, ad esempio, dopo un periodo di studio delle parti, c’è stata la possibilità di seguire, grazie alla sua generosità, quello che è stato il percorso di genesi della partitura, alcune immagini che hanno suscitato determinati passaggi e colori, suggestioni che, espresse dalla viva voce della compositrice, si sono impresse nella mente mia e degli esecutori in maniera indelebile.
Incursioni in altri generi musicali? 
Non amo le etichette, e credo molto nella contaminazione in arte. Quella che ora si esegue nei grandi teatri d’opera, un tempo era musica POP. Tutte queste distinzioni per me lasciano il tempo che trovano. Penso sia necessario accorciare le distanze tra i vari generi, mischiare le carte e rendere tutto più fruibile per tutti.

Registrazioni dal vivo o in studio? 
Dipende, tendenzialmente prediligo quelle dal vivo. Il momento del concerto è unico, ed è più diretto. Riascolta le Sue registrazioni? Difficilmente, direi di no. Se mi capita di dirigere un brano che ho già affrontato in passato, alle volte, ascolto piccoli tratti di registrazioni, ma non amo questa pratica. Penso che potrebbe auto-condizionarmi, e portarmi a ripetere la stessa interpretazione, mentre credo che sia bello e naturale cambiare idea.

Quali sono i compositori cui si sente vicino adesso?
Per ora Rossini con la Petite Messe Solennelle, Verdi con la Messa da Requiem e Beethoven con la Nona Sinfonia.

Ringraziamo Alessandro Arnoldo per la sua disponibilità.

http://alessandroarnoldo.wix.com/alessandroarnoldo 
 
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