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Le interviste

Intervista a Marco Gandini

giovedì 29
gen 2015
Marco Gandini
Incontriamo il regista Marco Gandini, docente di Tecnica dell’Espressione presso l’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala e l’Università di Musica Showa di Tokyo, in occasione del Master di perfezionamento in Tecniche dell’espressione organizzato dall’Associazione Culturale CAFT - Centro Alta Formazione Teatro.
Intervista a cura di Antonella Neri

 

Come e quando nasce il suo interesse per l’Opera lirica?
Sono nato a fianco del Teatro Olimpico di Andrea Palladio a Vicenza, che è un monumento straordinario, assolutamente unico. Lì ho assistito alle prime opere liriche, bellissime, Il Re Pastore e Mitridate Re del Ponto di Mozart. Ricordo lo stupore meraviglioso quando andai ad assistere a Prometeo di Luigi Nono alla Biennale Musica, Claudio Abbado dirigeva questa partitura magnificente di suoni riverberanti nella chiesa rivestita della struttura lignea di Renzo Piano. Era impossibile che non nascesse un interesse per il mondo musicale, così fervido e speciale in quella metà degli anni 80.

Cosa si intende per “tecniche dell’espressione”?
Intendo la consapevolezza di un modo in cui le passioni, i significati, quelli contenuti nel testo musicale e nelle strutture drammaturgiche del libretto, possano essere veicolati. L’artisticità nella rappresentazione non è solo un fatto istintivo, essa deve essere controllata affinché possa raggiungere il massimo grado di efficacia. 

Questa “materia” è relativamente nuova ed inserita da poco nel curricolo di studi di canto.
Secondo lei nel nostro sistema scolastico l’ambito espressivo è adeguatamente considerato?

In generale alla musica non viene dato molto spazio nei programmi scolastici, ci sono ottime iniziative localizzate a livello di scuole elementari e medie, ma non esiste un vero programma nazionale significativo. Per quanto riguarda l’espressione, questa è un punto di maggiore interesse per esempio nel mondo anglosassone che ha fatto del “performing art” l’arte regina.

Nell’opera lirica l’aspetto espressivo-interpretativo è affidato in gran parte al suono e alla dimensione vocale. Qual è il suo approccio agli aspetti scenici dell’Opera?
E’ come nella poesia, ma in realtà anche in qualsiasi altro evento artistico: la rappresentazione deve creare una immagine, cosi come le parole in verso, che correlano, rimandano a un significato. Gli elementi che concorrono alla formazione di questa immagine sono oggetti espressivi, la voce, il colore, il corpo, la faccia, il fraseggio della linea del canto e del corpo stesso, i quali ricomposti in una proporzione che noi decidiamo e controlliamo creano il senso generale della espressione e trasmettono il significato. Questo meccanismo si applica non solo al cantante, ma anche alla messa in scena, dove gli elementi espressivi sono spazio scenico, luce, costumi, movimenti ecc.

Secondo lei approfondire la tecnica dell’espressione può avere un feed-back positivo anche sulla perfomance complessiva del cantante?
Certamente. Al fine di una efficace rappresentazione dobbiamo affidarci a tutti gli elementi, non solo alla voce. Come in una fotografia, maggiore è il numero di pixel, migliore sarà la definizione. 

Può descrivere in breve i punti fondamentali del suo metodo?
Si parte dall’analisi delle strutture poetiche del libretto per comprendere i rimandi sillabici, i link di significato stabiliti dalle allitterazioni, in generale il ritmo del verso, il suono che esso produce, poiché nella librettistica la stessa musicalità del verso, la sua fonetica, è la base dell’espressione. Contemporaneamente c’è l’analisi delle strutture musicali. Per comprendere bene il testo, prosaico e musicale, bisogna suddividerlo in pezzetti sempre più piccoli, è come quando si studia una cadenza o una coloratura. Ci sono poi esercizi fisici propedeutici, infine si mette in forma il significato ricercando il punto di verità. 

Durante la rappresentazione di un’Opera il cantante è generalmente concentrato sul risultato vocale. Quali sono le principali difficoltà del regista nel lavoro con un cantante lirico?
Le difficoltà subentrano quando non c’è fraseggio. Le dinamiche musicali sono la ricchezza dell’espressione, anche quella fisica. Con i miei allievi in fase di studio e prove si usano termini che derivano dalle dinamiche musicali, si parla quindi per esempio di rallentando dell’espressione: anche un movimento, un gesto, può essere rubato. Ricorda la ginnasta Nadia Comaneci? Sbalordiva il mondo non solo per la precisione tecnica, ma proprio perché il movimento era fraseggiato, tutto nella linea dell’esercizio fisico era omogeneo, con i diminuendo, gli affrettando ecc. ecc.

Quali sono le sue linee guida nell’affrontare la regia di un’Opera?
L’esecuzione del testo, che deve essere riconoscibile nella messa in scena in modo chiaro ed evidente. Anche nelle trasposizioni, che possono pur esservi in quanto il teatro deve mantenere la matrice simbolica, il testo deve essere veicolato in modo ancor più comprensibile che alla lettura o ascolto altrimenti la sua rappresentazione teatrale è inutile. Quando si crea una azione di interferenza della trasmissione sono guai: è come ascoltare una telefonata con la ricezione disturbata.

Nel master che terrà a Roma dal 13 al 23 Febbraio si dedicherà a giovani cantanti: può descrivere come si svolgerà il lavoro e quali sono i principali obiettivi del Master?
L’obiettivo del master è quello di insegnare un metodo di studio del testo e un processo di composizione efficace per migliorare la propria performing art. E’ anche però una occasione importante di promozione dei giovani cantanti che affronteranno il concerto finale del 24 febbraio al Teatro Palladium di Roma, dove saranno presenti moltissimi operatori del settore, casting managers ed agenti. Il concerto è uno spettacolo vero e proprio con video clip in close-up sui volti dei ragazzi, registrati nelle fasi delle prove/lezioni, editati e proiettati in black&white in slow motion su tulle in sovrapposizione in sala, durante i pezzi, a sottolineare gli snodi espressivi delle arie e duetti. Ci sarà anche una voce recitante (narratore), probabilmente nella figura di Chiara Noschese, che reciterà alcune frasi del libretto delle arie a introduzione dei brani. 


Appuntamento dunque a Roma dal 13 al 23 febbraio  con il Master di perfezionamento in Tecniche dell’espressione con il Maestro Gandini. Il è riservato a cantanti italiani e stranieri maggiorenni, nati dall’anno 1984 in poi.
Il 24 febbraio 2015 alle ore 21.00 presso il teatro PALLADIUM di Roma il concerto-spettacolo a conclusione del Master.
Buon lavoro!


© Riproduzione riservata
 
Antonella Neri
www.cantarelopera.com
a_neri@cantarelopera.com
 

MARCO GANDINI – REGISTA
Nato nel 1966, è stato regista associato di Franco Zeffirelli e Graham Vick.
Ha lavorato nei maggiori teatri italiani (tra cui Teatro alla Scala, Opera di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Fenice di Venezia, Teatro Massimo di Palermo) ed esteri (Metropolitan Opera di New York, Washington e Los Angels Opera, NNt Tokyo, RoH Londra, Teatro Real Madrid, Teatro Liceu Barcellona, Teattro Marinsky San Pietroburgo).
Spettacoli di maggior rilievo: Cavalleria Rusticana per la riapertura del Teatro Goldoni a Livorno alla presenza del Presidente della Repubblica C.A. Ciampi, Un ballo in Machera, Viaggio a Reims e Farnace al Teatro del Maggio Fiorentino, Betulia Liberata di Mozart, prima versione scenica dell’oratorio in epoca moderna al Festival di Pentecoste con la direzione di Muti, Simon Boccanegra e Boheme a Seoul con la direzione di Chung per il 50° anniversario della Opera Nazionale Coreana, Aida e Tosca al Teatro Municipal di San Paolo in Brasile.

Gandini è docente principale presso la Showa University di Tokyo e l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano
 
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