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“Aida”, un trionfo tutto italiano a Seoul, ne parla uno dei protagonisti: il tenore Francesco Anile

lunedì 15
dic 2014
Fortemente voluta dalla IAM OPERA di Seoul, con a capo l’infaticabile Sonia Han che ha lavorato per ben cinque anni per ottenere questo risultato, l’Aida andata in scena a Seoul nell’edizione del Teatro alla Scala del 1963 (quella con la celebre regia di Zeffirelli) è stata molto di più della rappresentazione di un’Opera Lirica.

AIDA a Seoul
AIDA a Seoul
Un cast di altissimo livello, tutto italiano, unito ai costumi e alle memorabili scene di Lila De Nobili, spedite da Milano grazie alla partecipata collaborazione del Teatro scaligero (che ha inviato persino i coordinatori per la parte tecnica del palcoscenico), ha dato vita ad un evento di eccezionale portata, salutato da un pubblico entusiasta che ha gremito in tutti gli ordini i 2800 posti del Seoul Arts Center Opera House per le sette rappresentazioni andate in scena dal 24 al 30 Novembre: un vero e proprio tributo all’Italia, alla sua Arte, alle sue Voci e alla Creatività in una delle espressioni più alte e rappresentative del nostro Paese.

Nel ruolo di Radames (in alternanza con Piero Giuliacci) Francesco Anile, cui chiediamo le sensazioni di questa prestigiosa trasferta coreana:
“E’ stata una bellissima esperienza, di enorme soddisfazione. Tutto ha funzionato in maniera perfetta. E’ stato davvero emozionante far rivivere questa storica edizione di “Aida”. Il pubblico, sempre attento ed estremamente competente, ha dimostrato con grande calore l’apprezzamento per uno spettacolo unico, curato nei minimi dettagli.
Anche per noi artisti ha avuto un significato particolare ridare vita a un’edizione così prestigiosa di “Aida”, che ci ha coinvolti in modo speciale non solo musicalmente, ma anche emotivamente”


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CAST DI “AIDA” AL Seoul Arts Center Opera House:
  • Direttore: Claudio Micheli
  • Radames: Francesco Anile / Piero Giuliacci
  • Aida: Nunzia Santodirocco / Micaela Carosi
  • Amneris: Claudia Marchi / Rossana Rinaldi
  • Amonasro: Carlo Guelfi / Stefano Meo
  • Ramfis: Frano Lufi
  • Messaggero: Raffaele Abete


F. Anile nel ruolo di Radames
F. Anile nel ruolo di Radames
Conosciamo già da tempo Francesco Anile, un tenore dalla storia forse irripetibile raccontata con passione a www.cantarelopera.com  in occasione del suo debutto alla Scala avvenuto nel 2011 all’età 49 anni (all’indirizzo  http://www.cantarelopera.com/le-rubriche/le-interviste-dettaglio/intervista-a-francesco-anile.php l’intervista completa). Un artista che sembra sottrarsi alle normali leggi del tempo: lo dice, oltre che l’entusiasmo contagioso nel descrivere la sua dedizione alla musica e le sue vicende professionali, anche la voce fresca e integra che vi offriamo all’ascolto in due brani tratti dalla trasferta Coreana.

“…ma sarei pronto a smettere subito, nel caso mi rendessi conto di non poter essere più a certi livelli. Trovo patetico e sbagliato il tentativo di rimanere abbarbicato a tutti i costi al palcoscenico: il pubblico merita rispetto. Se non si è in grado di offrire la qualità giusta, meglio ritirarsi. Ci sono tanti giovani bravissimi che si affacciano sulle scene e che meritano spazio.
Poi, c’è sempre il modo di continuare a trasmettere la propria esperienza e il patrimonio prezioso che si accumula negli anni di attività in Teatro: insegnando, ad esempio.”

Per Francesco Anile però, non è certo arrivato il momento di smettere, anzi, è ancora tempo di debutti…
A settembre, infatti, sarà Otello al Met, a New York, il coronamento più ambito di una carriera. La sua era iniziata tardi e tra tante difficoltà, una su tutte il cambiamento di vocalità da baritono a tenore.

F. Anile in 'Otello'
F. Anile in 'Otello'
Come vive questa nuova avventura che la attende?
“E’ la mia prima volta assoluta in terra americana. Mi sento molto eccitato da questa opportunità e la affronterò dando tutto me stesso, come sempre.”

Si sente anche un po’ emozionato?
“No, emozionato no. Ho imparato a trasformare l’emozione in grinta e desiderio di far bene: la vivo piuttosto come una sfida.”

Quando ha cantato Otello per la prima volta?
Il mio debutto in questo ruolo risale al lontano 2006 a Seul, proprio nello stesso teatro di “Aida” del novembre scorso.

Otello com’’è noto è uno dei personaggi verdiani più impervi vocalmente e impegnativi dal punto di vista dell’’interpretazione, lei come lo affronta?
A mio avviso, le difficoltà del ruolo sono più dal punto di vista psicologico che vocale. E’’ chiaro che cantare Otello richiede una grande tenuta fisica e, poiché è facile farsi prendere la mano” anche un’’attenzione costante nel distribuire l’’impegno su tutta la recita, altrimenti si rischia di non arrivare alla fine... Ben più importante però è l’“interpretazione” psicologica, nessun personaggio come Otello attraversa tutti i cambiamenti dell’’animo umano: dall’’innamoramento del primo atto, alla gelosia instillata dalla mente diabolica di Jago nel secondo, l’indagine e la disperazione nel terzo, fino alla pazzia che lo condurrà nel quarto atto all’epilogo tragico, che si può considerare forse l’unico momento di lucidità. Quando gli viene rivelata "di costui l'arte nefanda" fa l’unica cosa possibile, si suicida, chiedendo perdono a una Desdemona già priva di vita.

Otello è un ruolo unico e pochissimi cantanti sono riusciti a interpretare al meglio questo difficilissimo personaggio vocale, solo per citarne due: Del Monaco, Domingo…
Come si sente al pensiero di debuttare nel tempio della lirica mondiale in un ruolo così arduo e con questi “predecessori”?

“Come le dicevo, per me è una sfida eccitante, forse anche la più importante perché arriva nel momento della piena maturità in cui bisogna dimostrare di sapersi mantenere a certi livelli, e questa nel nostro mondo è la cosa più difficile!”
 
Francesco è abituato alle sfide, ogni suo personaggio è una sfida.
Non ci sono dubbi che vincerà anche questa.
In bocca al lupo.
 
 

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