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martedì 29
giu 2010

 
 
10. Il contestato decreto Bondi sugli enti lirici è legge. Sindacati e lavoratori ancora sul piede di guerra. Si preannuncia una calda estate per la lirica.

29 Giugno 2010

Decreto Bondi, ultimo atto. Il 29 giugno, con l'approvazione definitiva del Senato, il provvedimento sulle fondazioni liriche varato dal ministro dei Beni Culturali è diventato legge. 150 sono stati i voti a favore a Palazzo Madama, 112 i contrari e 3 le astensioni, mentre i senatori dell'IdV, dopo il lungo ostruzionismo effettuato alla Camera, mostravano cartelli con su scritto: “No alla cosca, sì alla Tosca”, “È l'ennesima Traviata del Governo”, “Bondi, con questa legge non ascolterai più Ridi Pagliaccio”.
Finisce dunque qui il lungo e tormentato iter di un testo contestato sin dalle origini, anche per la sua stessa natura. Ma a nulla sono servite manifestazioni, scioperi e proteste: il decreto è divenuto legge, seppure con qualche modifica rispetto al testo originale.
Come per l'autonomia: originariamente concessa solo alla Scala di Milano e all'Accademia di Santa Cecilia a Roma, ogni Fondazione può invece ottenerla purchè dimostri efficienza, corretta gestione, imprenditorialità ed economicità.
Ma il decreto entra comunque direttamente nelle dinamiche contrattuali dei dipendenti delle Fondazioni. Il nuovo contratto collettivo, ad esempio, dovrà essere firmato da una rappresentanza delle Fondazioni coadiuvate dall'Aran e dai sindacati più rappresentativi. Il cosiddetto integrativo tra due anni sarà riconosciuto solo in parità di bilancio, ma se in contrasto con i principi del decreto, andrà rivisto.
Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sin da subito non possono superare il 15% dell'organico e dal 2012 dovranno limitarsi al turn over dell'anno precedente. Il Petruzzelli di Bari può invece assumere nei limiti approvati, previa autorizzazione del Mibac. Mentre il cosiddetto riordino del settore è affidato a regolamenti che dovranno essere emanati entro i prossimi 18 mesi su proposta del Mibac e sottoposti al parere della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle competenti commissioni parlamentari. Infine, ballerini e ballerine in pensione a 45 anni. Ma sono solo i punti più importanti.


<L'approvazione del decreto sulle fondazioni liriche è una riforma che salverà dal fallimento l'opera lirica. Da anni questa crisi era nota, ma nessuno aveva mai fatto niente per affrontarla.> il commento definitivo del minstro Bondi.
<Un testo, ancorchè arato dagli emendamenti dell'opposizione corsi tra il Senato e la Camera, grave e sbagliato. Difficilmente, dunque, l'articolato reggerà di fronte ai probabili ricorsi alla Consulta. Una brutta pagina, che danneggia lavoratrici e lavoratori, e mette a repentaglio la nostra vita culturale> quello invece del vicepresidente Pd della commissione Cultura al Senato,Vincenzo Vita. E i sindacati, che con tanto fervore si sono battuti in questi giorni indicendo scioperi e facendo saltare spettacoli in tutta Italia?
Da Uilcom a Slc-CGIL riconoscono tutti l'importanza di alcune modifiche apportate al decreto, ma restano seriamente preoccupati su molti punti, come il blocco del turn over, e, più in generale, per il carattere “incostituzionale” e “destrutturante del settore cultura” del decreto. E annunciano nuove battaglie. In una nota il segretario della Rsa Ugl, Massimo Di Franco, fa sapere che: <>
Già poco dopo il via libera definitivo del Senato i lavoratori della Scala di Milano hanno manifestato davanti a Palazzo Marino. Per la lirica sarà probabilmente un'estate calda.


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9. Il decreto Bondi sugli enti lirici approvato dalla Camera dopo una seduta fiume. Ora torna al Senato. Indetti nuovi scioperi e manifestazioni di protesta.
25 Giugno 2010


Dopo una seduta di trenta ore e sette minuti, provocata dall'ostruzionismo in aula dei deputati dell'Italia dei Valori, ed una nottata passata faticosamente tra contestazioni, tensioni e qualche pisolino tra i banchi del Transatlantico tra una votazione e l'altra, nel tardo pomeriggio del 24 giugno la Camera ha approvato il decreto Bondi sulle fondazioni liriche. 257 i voti a favore, 209 i contrari. Il provvedimento, dopo le modifiche apportate - come l'abolizione del tetto sui cachet per gli artisti ingaggiati dalle Fondazioni - torna ora al Senato in terza lettura.

“Indubbiamente il testo del decreto sulle fondazioni lirico-sinfoniche è meno peggio dopo il vaglio del Senato e della Camera - commenta il vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, il Pd Vincenzo Vita da sempre contrario al decreto - ma rimane inaccettabile e inficiato da diversi aspetti di incostituzionalità. La nostra battaglia culturale - ha aggiunto - continua, al di la del decreto, a partire dalla manifestazione del primo luglio contro “tagli e bavagli”. E, comunque, ora deve arrivare il terzo atto del decreto, al Senato.”
E sarà proprio Palazzo Madama, lunedì 28 giugno, a riprendere l'esame del decreto licenziato dalla Camera con il compito di votarlo e convertirlo in legge entro il 29, pena la decadenza.

"E' stato gettato un seme - ha commentato il ministro dei Beni Culturali nel suo intervento conclusivo - che apre una possibilità di confronto tra forze politiche diverse. Non è vero che l'unico modo di procedere per approvare le leggi è ricorrere ai colpi di fiducia". Bondi si è poi dichiarato “onorato per la dignità che il Parlamento e la politica hanno dimostrato, portando avanti un serrato confronto e arrivando a un punto di equilibrio."


E le manifestazioni tra i lavori lirici continuano.
L'orchestra, il coro e il personale tutto dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma hanno dichiarato sciopero e non parteciperanno, come previsto, alla Messa Solenne officiata dal Cardinal Comastri a San Pietro sabato 26 giugno, definendo la loro decisione “una disperata richiesta d'aiuto a salvaguardia della cultura italiana.”

Alla Scala di Milano, protagonista di varie agitazioni e iniziative di protesta, dopo l'annullamento della seconda e terza rappresentazione del Faust, salterà anche quella del 26 giugno per il nuovo sciopero indetto da Cgil e Fials.
Ma questo, supponiamo, è solo un nuovo inizio.


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8. Sembra scongiurato il ricorso alla fiducia sul decreto Bondi in discussione alla Camera. Forse l'approvazione entro il 24 giugno. Lavoratori e sindacati lirici vanno avanti con le proteste. A rischio le stagioni estive.
23 Giugno 2010

Ore cruciali per il decreto Bondi, ma soprattutto per coloro che lo contestano, lavoratori e sindacati lirici in primis. Il provvedimento del ministro dei Beni Culturali è infatti in discussione alla Camera dove sembra ripetersi tutto ciò che è avvenuto il 16 giugno scorso in Senato che lo ha approvato con 142 sì della maggioranza e 109 no dell'opposizione, bocciando altresì alcuni emendamenti sui quali c'era già accordo tra governo, fondazioni e sindacati. Già il 22 giugno, all'approdo in aula del testo, la Camera ha infatti respinto, con 280 no della maggioranza e 249 sì dell'opposizione, le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge. La discussione continua il 23 giugno. Ma c'è di più: contrariamente a quanto avvenne a Palazzo Madama, a Montecitorio è stato ventilato anche il ricorso del governo alla fiducia visto che il provvedimento scade il 29 giugno e non ci sarebbe tempo per un nuovo esame al Senato in caso di approvazione di emendamenti alla Camera. Il decreto, per non decadere, deve quindi essere approvato, e pertanto convertito in legge, così com'è. Contraria si era detta l'opposizione parlando di “nuove forzature”. Ma nel pomeriggio Pd e Udc hanno ritirato molti dei loro emendamenti, la maggioranza ha accettato alcune modifiche proposte dall'opposizione mentre l'Idv non arretra e annuncia ostruzionismo in aula.

E' lo stesso Bondi, tuttavia, a scongiurare il ricorso alla fiducia e quindi il suo decreto dovrebbe essere approvato entro il 24 giugno. “Il governo non intende porre la fiducia sul dl fondazioni liriche” ha infatti dichiarato all'Ansa durante una pausa dei lavori. Il ministro, dopo aver sottolineato che ogni anno alle fondazioni liriche va quasi la metà, ovvero il 47% , del Fus, ha ricordato che il decreto è stato già modificato in Senato con il contributo dell'opposizione senza ricorrere alla fiducia .“Mi auguro - ha aggiunto - che lo stesso spirito di confronto costruttivo ci sia anche in questo ramo del Parlamento per poter approvare il decreto in tempo". E poi ha spiegato: “si profila la possibilità di una riforma complessiva del settore, nell'interesse di tutti, di chi lavora nello spettacolo e dei cittadini. Ho presentato il decreto per salvarla non per metterla in difficoltà. È interesse di tutti cercare di approvare questo provvedimento che è frutto di un confronto nel merito, privo di pregiudizi ideologici, con il concorso di tutti.... Non ho mai considerato questo decreto chiuso e blindato, ma l'ho sempre considerato un provvedimento aperto al confronto parlamentare".
Ed ha aggiunto: “Questo decreto è oggi migliore di come era uscito dal Consiglio dei ministri”.

Ma gli animi non si placano.
Adesione compatta allo sciopero del 22 giugno, con teatri chiusi e rappresentazioni cancellate.
La manifestazione più imponente a Roma davanti al ministero dei Beni Culturali indetta dai lavoratori del Teatro dell'Opera che hanno appeso uno striscione con scritto “ci state tagliando le gambe”, mentre altri recitavano “prima bruciavano i libri, adesso i teatri”. A loro si sono uniti i colleghi dell'Accademia di Santa Cecilia, quelli del Maggio Fiorentino “armati” di Vuvuzelas (le tipiche trombette dei mondiali in Sudafrica) colorate di bianco, rosso e verde, quelli del San Carlo di Napoli, del Lirico di Cagliari e ancora, come avvenne a Piazza Navona, anche rappresentanti del mondo del cinema, come il regista Citto Maselli, in prima fila all'intonazione dell'Inno nazionale, poi di arie dell'Aida e del Rigoletto, quest'ultima con il testo rivisto per l'occasione: “cortigiani vil razza dannata, per qual prezzo vendeste nostr’arte, a voi nulla per l’oro sconviene la cultura impagabil tesoro.” Molti indossavano magliette nere in segno di lutto dove immagini di personaggi celebri, come la divina Callas, invitavano a non “zittire la cultura”. Breve e deludente l'incontro della delegazione di sindacalisti con i funzionari del ministero. E dopo l'annullamento della Manon al Teatro dell'Opera, quasi sicuramente salteranno anche le prime di luglio a Caracalla: quella del balletto “Romeo e Giulietta” il 1, dell'Aida il 15 e del Rigoletto il 28.
A Milano i lavoratori della Scala, che avevano già confermato lo sciopero del 25 giugno con conseguente annullamento della prima del balletto “Romeo e Giulietta”, hanno indetto un'assemblea permanente e i cantanti hanno improvvisato una sorta di serenata al Comune intonando brani tratti da opere celebri sotto le f inestre di Palazzo Marino. Così come a Venezia gli artisti della Fenice hanno dato vita ad un corteo che si è snodato per la città con musiche e danze.
Al Teatro Grande dell’Area Archeologica di Pompei, a rischio il concerto di apertura del Campania Teatro Festival Italia, previsto per il 23 giugno, che dovrebbe proporre la Nona di Beethoven ad opera dell’Orchestra ed il Coro del Teatro di San Carlo diretti dal maestro George Pehlivanian.
E i sindacati minacciano il blocco della stagione lirica estiva, da Roma (Terme di Caracalla e Santa Cecilia) a Verona (Arena) e Napoli (San Carlo), nonché della tournee della Scala di Milano.


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7. Il decreto Bondi alla Camera. Nello stesso giorno sciopero nazionale dei lavoratori lirici. A Roma a rischio la stagione lirica estiva del Teatro dell'Opera alle Terme di Carcalla.
22 Giugno 2010

Dopo l'approvazione del decreto Bondi in Senato il 16 giugno scorso che ha visto anche la bocciatura di alcuni emendamenti su cui esisteva già un accordo tra governo, fondazioni e sindacati lirici, il provvedimento è all'esame della Camera che ha tempo fino al 29 giugno per approvarlo. Oppure per apportarvi modifiche, nel qual caso sarebbe rimandato a Palazzo Madama rischiando però la decadenza.
A nulla quindi sono serviti scioperi, contestazioni, manifestazioni e proteste, sia contro il testo del ministro dei Beni Culturali che contro i tagli al Fus previsti in Finanziaria.
Ma ne' lavoratori ne' sindacati intendono arrendersi. Ed ecco nuovi scioperi, contestazioni, manifestazioni e proteste.
Alla Scala di Milano, dopo il Faust di Gounod già alla prima di venerdì 18 giugno andato in scena con coristi ed orchestrali in jeans e maglietta, è saltata per sciopero la rappresentazione di lunedì 21 e si preannuncia l'occupazione del Teatro. La Scala attende inoltre l'approvazione del regolamento che dovrebbe concederle più autonomia sia in ambito finanziario che per le assunzioni di personale.

E per il 22 giugno, giorno dell'approdo del decreto Bondi alla Camera, indetto uno sciopero nazionale.
A Roma annullata la replica di Manon di Massanet al Teatro dell'Opera. “Il decreto destruttura i teatri lirici e ne compromette pesantemente il futuro” scrivono in una nota congiunta dei sindacati Cgil, Cisl, Uilcom, Fials e Libersind, ribadendo che i lavoratori “sollecitano un ripensamento legislativo di tale provvedimento”. Tra le iniziative annunciate anche l'occupazione simbolica del palcoscenico prima dell'inizio delle rappresentazioni “per sensibilizzare il pubblico e i media - si legge ancora nella nota - sulle vere intenzioni del Governo ovvero: l'annichilimento della produzione di opera e balletto in Italia e la trasformazione dei prestigiosi teatri lirici da centri di produzione culturale in centri di circuitazione, finalizzati al business e all'arricchimento di soggetti privati, col conseguente degrado qualitativo e culturale.” Infine un appello ai presidenti di Regione e Provincia, nonchè il Sindaco e Presidente Gianni Alemanno “ad intervenire urgentemente presso il Governo e tutti i parlamentari a tutela del settore che sarà altrimenti ridotto al silenzio al contrario di quanto accade negli altri paesi europei dove si tutela la cultura”.
E in caso di approvazione del decreto da parte di Montecitorio, potrebbero saltare anche le prime previste nella stagione estiva del Teatro capitolino, ovvero quelle in cartellone alle Terme di Caracalla, dal balletto “Romeo e Giulietta”, fino all'”Aida” e al “Rigoletto”. Annunciato infatti uno sciopero che rischia però di non fermarsi alle prime, ma di annullare l'intera stagione estiva. E questo potrebbe avvenire anche in altre fondazioni, come all'Arena di Verona.

E proprio all'arena di Verona all'apertura, venerdì 18, della stagione lirica estiva con la Turandot di Puccini, alla presenza del presidente del Senato Schifani, il coro della Fondazione ha eseguito l'Inno di Mameli a sipario chiuso e urlando, tra una strofa e l'altra “no al decreto Bondi”, “per protestare - si legge in una nota sindacale - contro la mancata attesa riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche e per ricordare che la lirica è un grande patrimonio culturale nazionale”.

Al Carignano di Torino annullata la rappresentazione del Manfred e a Firenze l'esecuzione della sinfonia di Beethoven in piazza della Signoria, concerto di chiusura del Maggio Musicale. A Genova in scena la prevista “Tosca”, ma con la giornata lavorativa devoluta al Gaslini, l'ospedale pediatrico della città. A Venezia aperta al pubblico l’antigenerale del “Giro di vite”.

Controbatte a tutto ciò il ministro Bondi in un'intervista ad Andrea Montanari pubblicata il 22 giugno su Repubblica della quale riportiamo alcuni stralci delle sue risposte:
“Il decreto che è in discussione in Parlamento non prevede tagli, bensì pone le basi di una profonda riforma di un settore che senza un intervento coraggioso rischia la bancarotta. Sono sconcertato dal tipo di reazione dei sindacati e di una parte del mondo della cultura che, invece di attaccarmi in maniera così scomposta, dovrebbe apprezzare il mio sforzo di rilanciare su nuove basi le fondazioni lirico-sinfoniche. Il dibattito che si è svolto in Parlamento, tuttavia, è stato positivo, accogliendo proposte dell´opposizione e della maggioranza....”
“Ripeto, il decreto non taglia i fondi alle fondazioni lirico-sinfoniche, tanto meno alla Scala. Certo, i risparmi richiesti dalla manovra ad ogni ministero imporranno anche a noi qualche sacrificio, ma il decreto non interviene sui finanziamenti bensì sulla gestione delle fondazioni, sulla contrattazione collettiva e sulla ripartizione dei contributi....”
“In un momento di crisi tutti devono accettare sacrifici...”
“Le difficoltà che incontra l'opera lirica in Italia derivano, oltre alle cause che ho già ricordato, anche dal fatto che abbiamo, per la ricchezza della storia italiana, ben 14 fondazioni lirico-sinfoniche, ognuna delle quali ha costi enormi senza che vi sia alcuna collaborazione fra di esse...”
“Per il futuro, quando avremo superato i momenti più difficili della crisi economica, intendo proporre al presidente del Consiglio, al ministro Giulio Tremonti e all'intero governo un provvedimento di defiscalizzazione dei contributi privati alla cultura. È l´unico strumento attraverso il quale si potrà sostenere quei settori del mondo della cultura che, per le loro caratteristiche, non possono sopravvivere senza l'aiuto dello Stato...
“Ripeto: certe forme di protesta sono totalmente ingiustificate e corrispondono soltanto a pregiudizi politici oppure, nel caso di alcuni sindacati, a una vera e propria astrazione rispetto alla realtà e ai problemi del paese.”


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6. Continua l'iter del decreto Bondi sugli enti lirici. Il ministro in commissione cultura: “proseguirò per questa strada”. Nuove proteste in vista. Salva, almeno per l'estate, l'Arena di Verona.
11 Giugno 2010

<> Così il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi in audizione mercoledì 9 giugno davanti alla commissione Cultura della Camera riguardo al decreto sugli enti lirici che porta il suo nome e che la prossima settimana arriverà a Montecitorio. <> E sui tagli alla cultura previsti dalla manovra economica Bondi ha ribadito che la crisi del settore <> E a proposito di “eccellenza”, Bondi ha annunciato una doppia lista, l'una con istituzioni culturali di importanza nazionale o internazionale, l'altra con quelle ''altrettanto importanti'', ma di interesse più locale per la gestione delle quali, ha spiegato <>
Parole che non hanno soddisfatto i sindacati. <> Poi ha aggiunto: <>
Cosa aspettarci dunque? Quasi certamente nuove manifestazioni e forme di protesta, come per altro quelle già in atto per la soppressione, decisa in Finanziaria, dell'Eti - l'Ente Teatrale Italiano che gestisce il Teatro Valle di Roma, la Pergola di Firenze e il Duse di Bologna - e quelle sempre più forti contro il disegno di legge sulle intercettazioni, definito dal mondo dell'informazione “legge bavaglio”, che il 10 giugno ha ottenuto il via libera del Senato e che ora tornerà alla Camera.
Chissà se si ripeterà quell'”unione fa la forza” di lunedì 7 giugno quando a Roma si sono ritrovati, uniti contro un unico fronte, esponenti del mondo della cultura in genere: lavoratori lirici, attori, cantanti, registi e giornalisti, chissà se si ripeterà una nuova Piazza Navona e nel caso chissà se questa volta ci si renderà conto che è la cultura stessa ad insorgere.
Un sospiro di sollievo intanto lo tira l'Arena di Verona, almeno per i prossimi mesi. Il Senato ha infatto approvato una modifica alla manovra economica che, in vista della stagione lirica estiva, consentirà all'Arena l'assunzione di personale - artistico, tecnico e amministrativo - necessario per le manifestazioni, appunto, dell'estate. Ma si può vivere con la paura che forse si morirà presto? Ci si può accontentare di cantare solo per un'estate come la cicala?


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5. Si allarga la protesta dei lavoratori lirici contro il decreto Bondi. Al loro fianco, contro tagli e bavagli, anche attori, registi e giornalisti.
7 Giugno 2010

Imponente l'annunciata manifestazione nazionale del 7 giugno a Roma promossa dai sindacati e dai lavoratori degli enti lirici contro il decreto Bondi. E stavolta non erano soli. A loro si sono aggiunti esponenti del mondo dello spettacolo e dell'informazione, per contestare anche gli ulteriori tagli alla cultura contenuti in Finanziaria e la nuova legge sull'uso delle intercettazioni telefoniche in ambito giornalistico e d'inchiesta.

“La cultura è un diritto, la cultura è una risorsa” e “contro i tagli e contro i bavagli”: questi gli slogan che hanno riunito in Piazza Navona singole persone e associazioni (come Arci, Fials, Eti, FNSI, Articolo 21, Usigrai), tutti legati da un unico obiettivo: la lotta al definanziamento di enti lirici, teatri, musei, istituti di ricerca, scuola e università - in un paese che già vanta i più bassi finanziamenti europei alla cultura - e alle nuove forme di censura dei mezzi di informazione. Concetti che potremo semplicemente riassumere in “cultura e libertà”.
In piazza anche il PD che nella stessa giornata ha promosso iniziative analoghe in altre città, come Napoli e Firenze, e annunciato nuove manifestazioni per il 10 giugno “per impedire - scrive il partito in una nota - che il governo compia un inaccettabile scempio della cultura italiana.”
La manifestazione è stata preceduta, la sera prima, dall'appello lanciato alle istituzioni dai lavoratori della Fondazione Arena di Verona dal “Galà della lirica”, in onda in prima serata su Rai 1 e condotto da Antonella Clerici, in cui è stata ribadita la richiesta del ritiro del decreto Bondi auspicando invece una riforma globale del settore che punti ad individuare i veri sprechi nelle gestioni piuttosto che tagliare stipendi e bloccare assunzioni.

Ma intanto il decreto Bondi prosegue nell'iter di conversione in legge. Mercoledì 9 giugno alle 15 il ministro dei Beni Culturali sarà in audizione in Commissione Cultura alla Camera.


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4. Dopo gli incontri con il ministro Bondi, i sovrintendenti degli enti lirici parlano di “aperture”. Nessun passo indietro dai sindacati dei lavoratori: gli scioperi continuano .
31 Maggio 2010


“Costruttivo”. Così Stephane Lissner, sovrintendente e direttore artistico della Scala di Milano, ha commentato l'incontro di mercoledì 26 maggio al ministero dei Beni Culturali tra i sovrintendenti delle fondazioni liriche e Bondi sul famigerato decreto che porta il suo nome. “Il ministro è stato ampiamente disponibile” gli ha fatto eco Bruno Cagli, presidente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Le aperture di Bondi che avrebbero raccolto il plauso dei sovrintendenti riguarderebbero proprio i punti più contestati del testo, ovvero il blocco delle assunzioni e il taglio del 50% dei contratti integrativi fino alla firma del nuovo contratto nazionale del settore. Bondi si sarebbe inoltre detto disposto a discutere in Parlamento gli emendamenti al testo già preparati dai sovrintendenti che rivedranno di nuovo il ministro a metà giugno. Lissner ha anche ribadito “la necessità di un decreto ad hoc per la Scala”. Anche perchè, come ha aggiunto Maurizio Pietrantonio, sovrintendente del Lirico di Cagliari: “i bilanci non sono tutti uguali e questo significa che una certa flessibilità, rispetto anche alle regole generali, può essere attuata”. Getta acqua sul fuoco, come in realtà ha sempre fatto sull'argomento dissociandosi dalle proteste, il sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna e presidente dell'Anfols - l'associazione delle fondazioni liriche - Marco Tutino che ribadisce: “l’apertura del ministro dimostra che gli effetti devastanti che in molti temevano non sono né nelle intenzioni ne' nella realtà”.
Ciò che ora viene chiesto al ministro, afferma Antonio Vognata, sovrintendente del Massimo di Palermo, è “una riforma vera delle fondazioni liriche, viste le ristrettezze cui va incontro il bilancio pubblico, che sia frutto di un dibattito tra gli operatori del settore e non arrivi per decreto”. E per il sovrintendente dell’Opera di Roma, Catello De Martino: “ora bisogna dare segnali concreti di positività ai lavoratori”.

Ed eccoci dunque a loro. Nessun ripensamento e nessun passo indietro dai sindacati dei lavoratori lirici dopo l'incontro con Bondi di giovedì 27 maggio. Alla Scala di Milano saltata lo stesso giorno la prima del balletto “Trittico Novecento” ed anche la prova aperta prevista in mattinata.

“Le agitazioni e gli scioperi continuano” ha annunciato Emilio Miceli, segretario generale della Slc Cgil, che spiega: “abbiamo ribadito la nostra contrarietà al decreto che per noi non andava fatto, visto che va a toccare due materie che non sono di competenza dello Stato: la contrattazione e il rapporto con le Regioni. Sigliamo subito il contratto nazionale e poi si va discutere una nuova riforma”. E poi ha aggiunto: “il ministro ha ascoltato, mi sembra che abbia apprezzato la serietà dei nostri argomenti. Siamo rimasti che ci rivedremo la prossima settimana, dopo che lui avrà fatto un uleriore passaggio in commissione Cultura, e noi riproporremo le nostre richieste".
In allarme intanto il Petruzzelli di Bari. La Fondazione del Teatro rischia infatti di perdere sin da subito i fondi statali. Secondo la manovra economica 2011-2012 sarebbe infatti l’unico dei 14 enti lirici italiani a comparire in allegato tra i 232 enti, istituti culturali e fondazioni per il finanziamento dei quali lo Stato “cessa di concorrere” dalla data di entrata in vigore del decreto legge.
Alla firma del presidente della Repubblica Napolitano del decreto legge del Governo sulla manovra economica e finanziaria, la lista delle fondazioni ed enti culturali inclusa nell'allegato sarebbe però stata stralciata. La riduzione delle spese del settore, comunque presente nel testo finale del provvedimento, verrebbe affidata alla valutazione del ministro Bondi.


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3. I sindacati degli enti e dei lavoratori lirici minacciano l'occupazione dei teatri. Fracci contro Alemanno
19 Maggio 2010

Dopo gli scioperi e le manifestazioni, l'occupazione dei teatri. Linea sempre più dura, quindi, da enti, lavoratori e sindacati contro il decreto Bondi sugli enti lirici. E' quanto scaturito dalla manifestazione di lunedì scorso organizzata a Roma in un affollatissimo Teatro dell'Opera. “Decreto inemendabile” hanno ribadito uniti i sindacati che continuano a chiederne il ritiro a fronte di una “riforma vera”.
“ Il decreto di riforma delle fondazioni lirico-sinfonico deve essere convertito in disegno di legge per avviare un confronto parlamentare - ha affermato il sindaco di Bari Michele Emiliano, presidente della Fondazione Petruzzelli - così si rischia di stroncare un intero settore culturale, quello della lirica, tra i piu' importanti in Italia, e questo è politicamente e culturalmente sbagliato''.
Critico sul testo del ministro dei Beni Culturali anche Gianni Alemanno, sindaco capitolino nonché presidente dell'Opera di Roma. “Non siano i lavoratori a pagare il prezzo di questa riforma. È una scelta che non posso condividere” ha detto nel suo intervento accolto da fischi e proteste, ribadendo di voler difendere la lirica definita “patrimonio culturale unico al mondo” ed aggiungendo: “vanno verificati i problemi economici del settore, ma anche verificate le controproposte al decreto”. Alemanno si è anche impegnato a mediare tra sindacati e governo, sottolineando che “deve essere il Parlamento ad essere investito del dibattito su questo tema” ed invitando a “guardare le carte e la realtà, evitando lo scontro politico, per emendare questo decreto che credo sia stato posto dal ministero in maniera così sbilanciata, con la volontà precisa di avviare un confronto”.
Affermazioni che non sono bastate, a quanto pare, a placare gli animi. Tantomeno quello di Carla Fracci, direttrice uscente del corpo di ballo del Teatro dell'Opera che si è scagliata contro il sindaco gridando “vergogna, disgraziato, vergogna! Buffone, vigliacco, disgraziato, in due anni non mi hai mai ricevuta” e scatenando un vespaio di polemiche. Il suo gesto è stato criticato da più parti e definito di “interesse personale” a causa del mancato rinnovo del suo contratto. Ma lei ribadisce: “sono cose che non dico per me ma per il futuro di questo teatro”. Poi, invitata a salire sul palco tra applausi e manifestazioni di approvazione, l'etoile nazionale si è scusata per la sua furia e ha tenuto un discorso sulla danza e l'Opera oramai, afferma, “senza futuro”.

“E' stato un brutto episodio” ha commentato poi Alemanno che martedì, sentita al telefono la Fracci, ha concordato con lei un incontro per il 24 maggio in Campidoglio. Ma questa è un'altra storia.


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2. Gli sviluppi
14 Maggio 2010

Avevamo parlato alcuni giorni fa delle agitazioni nel mondo della lirica contro il decreto Bondi in vigore dal primo maggio scorso. Prime saltate, scioperi, manifestazioni e scontri politici intaccano oramai da troppo tempo quello che dovrebbe essere un mondo del quale andare orgogliosi: quello dell'opera, nata nel nostro paese, fiore all'occhiello di un'Italia di grandi autori, musicisti e cantanti. Ma nessuno sembra rendersene conto. Cosa è cambiato da quei giorni? Nulla. Enti e lavoratori lirici ancora sul piede di guerra contro il decreto dei tagli. L'annunciato e atteso incontro del 6 maggio tra il ministro dei Beni Culturali e le rappresentanze sindacali delle fondazioni liriche, voluto dal presidente della Repubblica Napolitano che il 30 aprile ha firmato il testo, è stato breve - circa mezz'ora - e inutile. Se da un lato Bondi ha ribadito di non voler modificare il decreto, dall'altra i sindacati degli enti lirici sono rimasti fermi nella loro richiesta, quella cioè di un ritiro “in toto” del provvedimento contenente - hanno ribadito - “norme illeggitime” come quelle che riguardano stipendi e integrativo.

Giovedì invece, nel dibattito sul tema in Commissione Cultura del Senato, il ministro ha voluto anticipare un possibile ritocco dei punti che riguardano il blocco del turn over e l'integrativo, quelli cioè - ha spiegato - sui quali si sono “concentrate le ostilità”dicendosi “disponibile ad approvare emendamenti delle forze politiche che moderino la portata degli effetti, alla condizione di non perdere di vista l'obiettivo finale che il decreto legge si prefigge” e “a ridurre il blocco delle assunzioni per quelle fondazioni che hanno i conti a posto e più in generale a quelle che vogliano effettuare ricambi nella parte artistica. Ovviamente con il severo controllo del ministero”. Bondi haquindi concluso affermando: “c'è la possibilità di un percorso parlamentare che possa accogliere suggerimenti migliorativi di maggioranza e opposizione. Ma il comparto, va ricordato, rischia il fallimento”.

E se la maggioranza applaude, con il relatore Franco Asciutti del PDL che parla di “aperture significative” e “ elementi di soddisfazione”, l'opposizione rincalza con il PD Vincenzo Vita che afferma: “dal ministro sono arrivati dei piccoli segnali positivi, ma siamo davvero lontani da un testo condivisibile. Allo stato, la nostra sarà opposizione durissima a un decreto che va ritirato o del tutto riscritto. Prendiamo atto che che la battaglia condotta con le opposizioni, i sindacati e le associazioni ha smosso un pò il muro di Bondi e Tremonti, ma siamo lontanissimi dal risultato».

Dello stesso avviso i sindacati che proseguono con scioperi e manifestazioni.

Lunedì 17 al Teatro dell'Opera di Roma, che ha annullato la prima di “Madama Butterfly” di Puccini in programma martedì 18 ma che apre gratuitamente al pubblico la prova generale di sabato, si terrà un incontro cui sono invitati a partecipare forze politiche, amministratori locali, rappresentanti istituzionali e personaggi del mondo della cultura, preceduto alle 14 da uno spettacolo musicale sulla piazza antistante.

Sempre per lunedì prevista una manifestazione nazionale a Bari.

Mentre alla Scala di Milano, annullata la prima de “L'Oro del Reno” di giovedì, si sta organizzando uno spettacolo pomeridiano per sabato 29 maggio cui si potrà assistere anche dall'esterno grazie all'installazione di maxischermi. L'orchestra e il Coro del teatro saranno diretti dal maestro Daniel Barenboim che ammonisce: “è un errore culturale disinvestire sulla musica”.

E da Bologna potrebbe arrivare un ricorso contro il decreto Bondi: sull'iniziativa starebbero discutendo Regione e Provincia.

Davanti a tutto questo, non possiamo limitarci a parlare di “difesa del lavoro”, per quanto sia causa nobile e giusta. Dobbiamo altresì allargare lo sguardo e vedere ciò che sta accadendo come un grido di allarme, una richiesta di aiuto di un'arte che sa di avere qui, in Italia, la sua culla. In nome della conservazione del bello. E del suo futuro.


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1. Il fatto
2 Maggio 2010

Il mondo della lirica insorge. Sono giorni che vanno avanti le proteste dei lavoratori del settore contro il decreto Bondi relativo alla riforma del sistema degli attuali 14 enti lirici, molti dei quali già in precarie situazioni economiche, tra l'altro ulteriormente peggiorate in seguito ai precedenti tagli decisi dal governo al Fondo Unico per lo Spettacolo.In agitazione i dipendenti della Scala di Milano - tra le strutture più solide - che hanno bloccato la prima del “L'Oro del Reno” in programma il 13 maggio e annunciato nuove iniziative. Così come quelli dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell'Opera di Roma, del Maggio Musicale di Firenze, del Comunale di Bologna, del Teatro Verdi di Trieste, della Fenice di Venezia, del Carlo Felice di Genova, del Petruzzelli di Bari e di tanti altri. Tutte le 14 fondazioni liriche interessate dal decreto si riuniranno inoltre il 17 maggio a Bari per una manifestazione nazionale. E tutto ciò nonostante i rilievi apposti al decreto dal presidente Napolitano, che comunque l'ha firmato, e l'incontro, chiesto proprio dal Capo dello Stato, tra lo stesso ministro della Cultura e le rappresentanze sindacali fissato per il 6 maggio.

Le critiche maggiori riguardano la natura stessa del decreto. Ma in particolare alcuni punti che tentiamo di sintetizzare:
blocco del turnover e dei concorsi fino al 2012, salvo rare eccezione; divieto dal primo gennaio 2011 delle attività autonome per il personale del comparto che dovranno poi essere autorizzate dal sovrintendente una volta siglato il nuovo contratto (fermo dal 2003);
assunzioni a tempo determinato nel limite del 15% dell'organico; necessità dell'autorizzazione del governo per ogni eventuale assunzione a partire dal 2013; drastica riduzione, esattamente della metà, del contratto integrativo - parte sostanziale dell'intero stipendio - se entro un anno non verrà firmato il nuovo contratto nazionale; intervento dell'Aran - ovvero dello stato - nella trattativa finora gestita esclusivamente tra sindacati e Fondazioni Liriche rappresentate dall'Anfols;
condizioni di accesso ai fondi pubblici fondate su "efficienza, economicità, corretta gestione e imprenditorialità" dell'ente (condizioni di cui al momento godrebbe soltanto la Scala di Milano e difficili da raggiungere visti gli alti costi e il basso interesse imprenditoriale privato);
ballerini in pensione a 45 anni e non più a 52.

In una sola parola: tagli.
Il pericolo reale è che molti non ce la faranno, come si sottolinea anche dall'opposizione. Mentre i sindacati avvertono che tutto ciò è un rischio per il teatro, soprattutto il blocco delle assunzioni, e denunciano l'abolizione della contrattazione integrativa e nazionale con l'esproprio del sindacato.

E come dar loro torto considerando anche che lo Stato destina a tutt'oggi soltanto lo 0,3% circa del Pil (Prodotto Interno Lordo) alla cultura, continuando allo stesso tempo a vantare l'arte e la tradizione italiana nel mondo...

E se rispettiamo i timori, peraltro fondati, di sovrintendenti e lavoratori, come non considerare quelli per il futuro della lirica? Vogliamo riportare una voce su tutte, quella di Gabriele Gemignani, secondo violoncello di Santa Cecilia che in un'intervista a La Stampa ha dichiarato: <<è un disastro: viene azzerato tutto, con ricadute anche sulle Scuole e i Conservatori: anche per generazioni future sarà un problema, i giovani non avranno un futuro.>>

Ancora una volta a fare le spese di tutto ciò saranno le nuove generazioni, quelle che, come peraltro anche in altri settori, si impegnano con fatica ma con fiducia a costruire il loro avvenire. Cosa possiamo dire dunque ai tanti giovani dotati di un talento straordinario che forse non potranno coltivare e raffinare, che non avranno un luogo dove condividerlo con gli altri, che nonostante computer, chat, i-phone e tecnologie varie - che siamo sicuri giustamente usino comunque - sacrificano parte di loro stessi allo studio e alla conservazione di una nostra così grande tradizione? Perchè se parliamo di arte e cultura, nonostante l'Italia ne sia ricca, si può pensare anche a molto lontano da noi. Ma se parliamo di Opera e di Lirica, queste siamo noi. Nel XVI secolo è a Firenze la Camerata De' Bardi e quel tale Jacopo Peri che scrisse la prima “Opera”: “Euridice”. Da qui il “recitar cantando” viaggia rapidamente, in particolare a Roma e a Venezia. Il Teatro d'Opera nasce in Italia, in italiano sono scritti i principali metodi didattici sulla vocalità (Tosi, Lamperti, Mancini, Mengozzi...). Italiani sono i maestri ai quali si affidano anche i più grandi compositori stranieri: Antonio Salieri insegnò metrica e vocalità all'italiana a Beethoven e a Mozart. Italiani sono i più grandi compositori d'Opera celebri nel mondo: da Vivaldi a Cimarosa, da Bellini e Donizetti a Rossini, da Puccini a Cilea, Mascagni e Leoncavallo...
Cosa penserebbero di ciò che sta accadendo ora nel loro paese e nei templi della loro Arte?
Stavolta siamo stati toccati nel cuore .

 
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