|
Toccati nel cuore: |
|
10. Il contestato decreto Bondi sugli enti lirici è legge. Sindacati e lavoratori ancora sul piede di guerra. Si preannuncia una calda estate per la lirica. 29 Giugno 2010 Decreto Bondi, ultimo atto. Il 29 giugno, con l'approvazione definitiva del Senato, il provvedimento sulle fondazioni liriche varato dal ministro dei Beni Culturali è diventato legge. 150 sono stati i voti a favore a Palazzo Madama, 112 i contrari e 3 le astensioni, mentre i senatori dell'IdV, dopo il lungo ostruzionismo effettuato alla Camera, mostravano cartelli con su scritto: “No alla cosca, sì alla Tosca”, “È l'ennesima Traviata del Governo”, “Bondi, con questa legge non ascolterai più Ridi Pagliaccio”. Finisce dunque qui il lungo e tormentato iter di un testo contestato sin dalle origini, anche per la sua stessa natura. Ma a nulla sono servite manifestazioni, scioperi e proteste: il decreto è divenuto legge, seppure con qualche modifica rispetto al testo originale. Come per l'autonomia: originariamente concessa solo alla Scala di Milano e all'Accademia di Santa Cecilia a Roma, ogni Fondazione può invece ottenerla purchè dimostri efficienza, corretta gestione, imprenditorialità ed economicità. Ma il decreto entra comunque direttamente nelle dinamiche contrattuali dei dipendenti delle Fondazioni. Il nuovo contratto collettivo, ad esempio, dovrà essere firmato da una rappresentanza delle Fondazioni coadiuvate dall'Aran e dai sindacati più rappresentativi. Il cosiddetto integrativo tra due anni sarà riconosciuto solo in parità di bilancio, ma se in contrasto con i principi del decreto, andrà rivisto. Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sin da subito non possono superare il 15% dell'organico e dal 2012 dovranno limitarsi al turn over dell'anno precedente. Il Petruzzelli di Bari può invece assumere nei limiti approvati, previa autorizzazione del Mibac. Mentre il cosiddetto riordino del settore è affidato a regolamenti che dovranno essere emanati entro i prossimi 18 mesi su proposta del Mibac e sottoposti al parere della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle competenti commissioni parlamentari. Infine, ballerini e ballerine in pensione a 45 anni. Ma sono solo i punti più importanti. <<L'approvazione del decreto sulle fondazioni liriche è una riforma che salverà dal fallimento l'opera lirica. Da anni questa crisi era nota, ma nessuno aveva mai fatto niente per affrontarla.>> il commento definitivo del minstro Bondi. <<Un testo, ancorchè arato dagli emendamenti dell'opposizione corsi tra il Senato e la Camera, grave e sbagliato. Difficilmente, dunque, l'articolato reggerà di fronte ai probabili ricorsi alla Consulta. Una brutta pagina, che danneggia lavoratrici e lavoratori, e mette a repentaglio la nostra vita culturale>> quello invece del vicepresidente Pd della commissione Cultura al Senato,Vincenzo Vita. E i sindacati, che con tanto fervore si sono battuti in questi giorni indicendo scioperi e facendo saltare spettacoli in tutta Italia? Da Uilcom a Slc-CGIL riconoscono tutti l'importanza di alcune modifiche apportate al decreto, ma restano seriamente preoccupati su molti punti, come il blocco del turn over, e, più in generale, per il carattere “incostituzionale” e “destrutturante del settore cultura” del decreto. E annunciano nuove battaglie. In una nota il segretario della Rsa Ugl, Massimo Di Franco, fa sapere che: <<il sindacato non resterà fermo, tutte le forme di contrasto giuridico e di costituzionalità sugli effetti del decreto saranno messe in campo, fino ad arrivare alla Corte Europea, se necessario.>> Già poco dopo il via libera definitivo del Senato i lavoratori della Scala di Milano hanno manifestato davanti a Palazzo Marino. Per la lirica sarà probabilmente un'estate calda. 9. Il decreto Bondi sugli enti lirici approvato dalla Camera dopo una seduta fiume. Ora torna al Senato. Indetti nuovi scioperi e manifestazioni di protesta. Dopo una seduta di trenta ore e sette minuti, provocata dall'ostruzionismo in aula dei deputati dell'Italia dei Valori, ed una nottata passata faticosamente tra contestazioni, tensioni e qualche pisolino tra i banchi del Transatlantico tra una votazione e l'altra, nel tardo pomeriggio del 24 giugno la Camera ha approvato il decreto Bondi sulle fondazioni liriche. 257 i voti a favore, 209 i contrari. Il provvedimento, dopo le modifiche apportate - come l'abolizione del tetto sui cachet per gli artisti ingaggiati dalle Fondazioni - torna ora al Senato in terza lettura. “Indubbiamente il testo del decreto sulle fondazioni lirico-sinfoniche è meno peggio dopo il vaglio del Senato e della Camera - commenta il vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, il Pd Vincenzo Vita da sempre contrario al decreto - ma rimane inaccettabile e inficiato da diversi aspetti di incostituzionalità. La nostra battaglia culturale - ha aggiunto - continua, al di la del decreto, a partire dalla manifestazione del primo luglio contro “tagli e bavagli”. E, comunque, ora deve arrivare il terzo atto del decreto, al Senato.” "E' stato gettato un seme - ha commentato il ministro dei Beni Culturali nel suo intervento conclusivo - che apre una possibilità di confronto tra forze politiche diverse. Non è vero che l'unico modo di procedere per approvare le leggi è ricorrere ai colpi di fiducia". Bondi si è poi dichiarato “onorato per la dignità che il Parlamento e la politica hanno dimostrato, portando avanti un serrato confronto e arrivando a un punto di equilibrio." E le manifestazioni tra i lavori lirici continuano. Alla Scala di Milano, protagonista di varie agitazioni e iniziative di protesta, dopo l'annullamento della seconda e terza rappresentazione del Faust, salterà anche quella del 26 giugno per il nuovo sciopero indetto da Cgil e Fials. 8. Sembra scongiurato il ricorso alla fiducia sul decreto Bondi in discussione alla Camera. Forse l'approvazione entro il 24 giugno. Lavoratori e sindacati lirici vanno avanti con le proteste. A rischio le stagioni estive. 7. Il decreto Bondi alla Camera. Nello stesso giorno sciopero nazionale dei lavoratori lirici. A Roma a rischio la stagione lirica estiva del Teatro dell'Opera alle Terme di Carcalla. Dopo l'approvazione del decreto Bondi in Senato il 16 giugno scorso che ha visto anche la bocciatura di alcuni emendamenti su cui esisteva già un accordo tra governo, fondazioni e sindacati lirici, il provvedimento è all'esame della Camera che ha tempo fino al 29 giugno per approvarlo. Oppure per apportarvi modifiche, nel qual caso sarebbe rimandato a Palazzo Madama rischiando però la decadenza. 6. Continua l'iter del decreto Bondi sugli enti lirici. Il ministro in commissione cultura: “proseguirò per questa strada”. Nuove proteste in vista. Salva, almeno per l'estate, l'Arena di Verona. <<Nessuno può dire che non fosse necessario assumere un provvedimento, io mi sono assunto la responsabilità di fare una scelta che non affossasse la lirica, ma la salvasse dal fallimento.>> Così il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi in audizione mercoledì 9 giugno davanti alla commissione Cultura della Camera riguardo al decreto sugli enti lirici che porta il suo nome e che la prossima settimana arriverà a Montecitorio. <<Io non ho blindato il decreto sulle fondazioni liriche - ha aggiunto il ministro - e nel dibattito in corso in Senato ho accolto molte proposte che venivano non solo dalla maggioranza, ma anche dall’opposizione.>> E sui tagli alla cultura previsti dalla manovra economica Bondi ha ribadito che la crisi del settore <<si risolve non con maggiori contributi, ma con le riforme. Ritengo che nel settore della cultura sia necessario ridurre gli sprechi e razionalizzare le spese per sostenere le eccellenze culturali. In Italia spendiamo poco, certo, ma spendiamo anche male. Noi dobbiamo spendere meno in mille rivoli e di più in quei settori che rappresentano l’eccellenza e in questa direzione mi sono mosso per le fondazioni liriche, io non rinuncerò a proseguire su questa strada. So che è una scelta difficile, impopolare, ma ho preso questa decisione per salvare la lirica.>> E a proposito di “eccellenza”, Bondi ha annunciato una doppia lista, l'una con istituzioni culturali di importanza nazionale o internazionale, l'altra con quelle ''altrettanto importanti'', ma di interesse più locale per la gestione delle quali, ha spiegato <<vanno coinvolte le Regioni che, come lo Stato, dovranno fare le loro scelte.>> 5.
Si allarga la protesta dei lavoratori lirici contro il decreto Bondi. Al loro fianco, contro tagli e bavagli, anche attori, registi e giornalisti. Imponente l'annunciata manifestazione nazionale del 7 giugno a Roma promossa dai sindacati e dai lavoratori degli enti lirici contro il decreto Bondi. E stavolta non erano soli. A loro si sono aggiunti esponenti del mondo dello spettacolo e dell'informazione, per contestare anche gli ulteriori tagli alla cultura contenuti in Finanziaria e la nuova legge sull'uso delle intercettazioni telefoniche in ambito giornalistico e d'inchiesta. “La cultura è un diritto, la cultura è una risorsa” e “contro i tagli e contro i bavagli”: questi gli slogan che hanno riunito in Piazza Navona singole persone e associazioni (come Arci, Fials, Eti, FNSI, Articolo 21, Usigrai), tutti legati da un unico obiettivo: la lotta al definanziamento di enti lirici, teatri, musei, istituti di ricerca, scuola e università - in un paese che già vanta i più bassi finanziamenti europei alla cultura - e alle nuove forme di censura dei mezzi di informazione. Concetti che potremo semplicemente riassumere in “cultura e libertà”. Ma intanto il decreto Bondi prosegue nell'iter di conversione in legge. Mercoledì 9 giugno alle 15 il ministro dei Beni Culturali sarà in audizione in Commissione Cultura alla Camera. 4. Dopo gli incontri con il ministro Bondi, i sovrintendenti degli enti lirici parlano di “aperture”. Nessun passo indietro dai sindacati dei lavoratori: gli scioperi continuano . “Costruttivo”. Così Stephane Lissner, sovrintendente e direttore artistico della Scala di Milano, ha commentato l'incontro di mercoledì 26 maggio al ministero dei Beni Culturali tra i sovrintendenti delle fondazioni liriche e Bondi sul famigerato decreto che porta il suo nome. “Il ministro è stato ampiamente disponibile” gli ha fatto eco Bruno Cagli, presidente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Le aperture di Bondi che avrebbero raccolto il plauso dei sovrintendenti riguarderebbero proprio i punti più contestati del testo, ovvero il blocco delle assunzioni e il taglio del 50% dei contratti integrativi fino alla firma del nuovo contratto nazionale del settore. Bondi si sarebbe inoltre detto disposto a discutere in Parlamento gli emendamenti al testo già preparati dai sovrintendenti che rivedranno di nuovo il ministro a metà giugno. Lissner ha anche ribadito “la necessità di un decreto ad hoc per la Scala”. Anche perchè, come ha aggiunto Maurizio Pietrantonio, sovrintendente del Lirico di Cagliari: “i bilanci non sono tutti uguali e questo significa che una certa flessibilità, rispetto anche alle regole generali, può essere attuata”. Getta acqua sul fuoco, come in realtà ha sempre fatto sull'argomento dissociandosi dalle proteste, il sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna e presidente dell'Anfols - l'associazione delle fondazioni liriche - Marco Tutino che ribadisce: “l’apertura del ministro dimostra che gli effetti devastanti che in molti temevano non sono né nelle intenzioni ne' nella realtà”. Ed eccoci dunque a loro. Nessun ripensamento e nessun passo indietro dai sindacati dei lavoratori lirici dopo l'incontro con Bondi di giovedì 27 maggio. Alla Scala di Milano saltata lo stesso giorno la prima del balletto “Trittico Novecento” ed anche la prova aperta prevista in mattinata. “Le agitazioni e gli scioperi continuano” ha annunciato Emilio Miceli, segretario generale della Slc Cgil, che spiega: “abbiamo ribadito la nostra contrarietà al decreto che per noi non andava fatto, visto che va a toccare due materie che non sono di competenza dello Stato: la contrattazione e il rapporto con le Regioni. Sigliamo subito il contratto nazionale e poi si va discutere una nuova riforma”. E poi ha aggiunto: “il ministro ha ascoltato, mi sembra che abbia apprezzato la serietà dei nostri argomenti. Siamo rimasti che ci rivedremo la prossima settimana, dopo che lui avrà fatto un uleriore passaggio in commissione Cultura, e noi riproporremo le nostre richieste". 3. I sindacati degli enti e dei lavoratori lirici minacciano l'occupazione dei teatri. Fracci contro Alemanno Dopo gli scioperi e le manifestazioni, l'occupazione dei teatri. Linea sempre più dura, quindi, da enti, lavoratori e sindacati contro il decreto Bondi sugli enti lirici. E' quanto scaturito dalla manifestazione di lunedì scorso organizzata a Roma in un affollatissimo Teatro dell'Opera. “Decreto inemendabile” hanno ribadito uniti i sindacati che continuano a chiederne il ritiro a fronte di una “riforma vera”. “E' stato un brutto episodio” ha commentato poi Alemanno che martedì, sentita al telefono la Fracci, ha concordato con lei un incontro per il 24 maggio in Campidoglio. Ma questa è un'altra storia. 2. Gli sviluppi Avevamo parlato alcuni giorni fa delle agitazioni nel mondo della lirica contro il decreto Bondi in vigore dal primo maggio scorso. Prime saltate, scioperi, manifestazioni e scontri politici intaccano oramai da troppo tempo quello che dovrebbe essere un mondo del quale andare orgogliosi: quello dell'opera, nata nel nostro paese, fiore all'occhiello di un'Italia di grandi autori, musicisti e cantanti. Ma nessuno sembra rendersene conto. Cosa è cambiato da quei giorni? Nulla. Enti e lavoratori lirici ancora sul piede di guerra contro il decreto dei tagli. L'annunciato e atteso incontro del 6 maggio tra il ministro dei Beni Culturali e le rappresentanze sindacali delle fondazioni liriche, voluto dal presidente della Repubblica Napolitano che il 30 aprile ha firmato il testo, è stato breve - circa mezz'ora - e inutile. Se da un lato Bondi ha ribadito di non voler modificare il decreto, dall'altra i sindacati degli enti lirici sono rimasti fermi nella loro richiesta, quella cioè di un ritiro “in toto” del provvedimento contenente - hanno ribadito - “norme illeggitime” come quelle che riguardano stipendi e integrativo. Giovedì invece, nel dibattito sul tema in Commissione Cultura del Senato, il ministro ha voluto anticipare un possibile ritocco dei punti che riguardano il blocco del turn over e l'integrativo, quelli cioè - ha spiegato - sui quali si sono “concentrate le ostilità”dicendosi “disponibile ad approvare emendamenti delle forze politiche che moderino la portata degli effetti, alla condizione di non perdere di vista l'obiettivo finale che il decreto legge si prefigge” e “a ridurre il blocco delle assunzioni per quelle fondazioni che hanno i conti a posto e più in generale a quelle che vogliano effettuare ricambi nella parte artistica. Ovviamente con il severo controllo del ministero”. Bondi haquindi concluso affermando: “c'è la possibilità di un percorso parlamentare che possa accogliere suggerimenti migliorativi di maggioranza e opposizione. Ma il comparto, va ricordato, rischia il fallimento”. E se la maggioranza applaude, con il relatore Franco Asciutti del PDL che parla di “aperture significative” e “ elementi di soddisfazione”, l'opposizione rincalza con il PD Vincenzo Vita che afferma: “dal ministro sono arrivati dei piccoli segnali positivi, ma siamo davvero lontani da un testo condivisibile. Allo stato, la nostra sarà opposizione durissima a un decreto che va ritirato o del tutto riscritto. Prendiamo atto che che la battaglia condotta con le opposizioni, i sindacati e le associazioni ha smosso un pò il muro di Bondi e Tremonti, ma siamo lontanissimi dal risultato». Dello stesso avviso i sindacati che proseguono con scioperi e manifestazioni. Lunedì 17 al Teatro dell'Opera di Roma, che ha annullato la prima di “Madama Butterfly” di Puccini in programma martedì 18 ma che apre gratuitamente al pubblico la prova generale di sabato, si terrà un incontro cui sono invitati a partecipare forze politiche, amministratori locali, rappresentanti istituzionali e personaggi del mondo della cultura, preceduto alle 14 da uno spettacolo musicale sulla piazza antistante. Sempre per lunedì prevista una manifestazione nazionale a Bari. Mentre alla Scala di Milano, annullata la prima de “L'Oro del Reno” di giovedì, si sta organizzando uno spettacolo pomeridiano per sabato 29 maggio cui si potrà assistere anche dall'esterno grazie all'installazione di maxischermi. L'orchestra e il Coro del teatro saranno diretti dal maestro Daniel Barenboim che ammonisce: “è un errore culturale disinvestire sulla musica”. E da Bologna potrebbe arrivare un ricorso contro il decreto Bondi: sull'iniziativa starebbero discutendo Regione e Provincia. Davanti a tutto questo, non possiamo limitarci a parlare di “difesa del lavoro”, per quanto sia causa nobile e giusta. Dobbiamo altresì allargare lo sguardo e vedere ciò che sta accadendo come un grido di allarme, una richiesta di aiuto di un'arte che sa di avere qui, in Italia, la sua culla. In nome della conservazione del bello. E del suo futuro. 1. Il fatto Il mondo della lirica insorge. Sono giorni che vanno avanti le proteste dei lavoratori del settore contro il decreto Bondi relativo alla riforma del sistema degli attuali 14 enti lirici, molti dei quali già in precarie situazioni economiche, tra l'altro ulteriormente peggiorate in seguito ai precedenti tagli decisi dal governo al Fondo Unico per lo Spettacolo.In agitazione i dipendenti della Scala di Milano - tra le strutture più solide - che hanno bloccato la prima del “L'Oro del Reno” in programma il 13 maggio e annunciato nuove iniziative. Così come quelli dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell'Opera di Roma, del Maggio Musicale di Firenze, del Comunale di Bologna, del Teatro Verdi di Trieste, della Fenice di Venezia, del Carlo Felice di Genova, del Petruzzelli di Bari e di tanti altri. Tutte le 14 fondazioni liriche interessate dal decreto si riuniranno inoltre il 17 maggio a Bari per una manifestazione nazionale. E tutto ciò nonostante i rilievi apposti al decreto dal presidente Napolitano, che comunque l'ha firmato, e l'incontro, chiesto proprio dal Capo dello Stato, tra lo stesso ministro della Cultura e le rappresentanze sindacali fissato per il 6 maggio. Le critiche maggiori riguardano la natura stessa del decreto. Ma in particolare alcuni punti che tentiamo di sintetizzare: In una sola parola: tagli. E come dar loro torto considerando anche che lo Stato destina a tutt'oggi soltanto lo 0,3% circa del Pil (Prodotto Interno Lordo) alla cultura, continuando allo stesso tempo a vantare l'arte e la tradizione italiana nel mondo... E se rispettiamo i timori, peraltro fondati, di sovrintendenti e lavoratori, come non considerare quelli per il futuro della lirica? Vogliamo riportare una voce su tutte, quella di Gabriele Gemignani, secondo violoncello di Santa Cecilia che in un'intervista a La Stampa ha dichiarato: <<è un disastro: viene azzerato tutto, con ricadute anche sulle Scuole e i Conservatori: anche per generazioni future sarà un problema, i giovani non avranno un futuro.>> Ancora una volta a fare le spese di tutto ciò saranno le nuove generazioni, quelle che, come peraltro anche in altri settori, si impegnano con fatica ma con fiducia a costruire il loro avvenire. Cosa possiamo dire dunque ai tanti giovani dotati di un talento straordinario che forse non potranno coltivare e raffinare, che non avranno un luogo dove condividerlo con gli altri, che nonostante computer, chat, i-phone e tecnologie varie - che siamo sicuri giustamente usino comunque - sacrificano parte di loro stessi allo studio e alla conservazione di una nostra così grande tradizione? Perchè se parliamo di arte e cultura, nonostante l'Italia ne sia ricca, si può pensare anche a molto lontano da noi. Ma se parliamo di Opera e di Lirica, queste siamo noi. Nel XVI secolo è a Firenze la Camerata De' Bardi e quel tale Jacopo Peri che scrisse la prima “Opera”: “Euridice”. Da qui il “recitar cantando” viaggia rapidamente, in particolare a Roma e a Venezia. Il Teatro d'Opera nasce in Italia, in italiano sono scritti i principali metodi didattici sulla vocalità (Tosi, Lamperti, Mancini, Mengozzi...). Italiani sono i maestri ai quali si affidano anche i più grandi compositori stranieri: Antonio Salieri insegnò metrica e vocalità all'italiana a Beethoven e a Mozart. Italiani sono i più grandi compositori d'Opera celebri nel mondo: da Vivaldi a Cimarosa, da Bellini e Donizetti a Rossini, da Puccini a Cilea, Mascagni e Leoncavallo... |
| © Copyright-2010 - Associazione culturale non-profit "Cantare l'Opera"® - All rights reserved E' vietata la riproduzione, anche parziale, |