a cura di Operaclick, quotidiano d'informazione operistica

Jules Massenet
Roma - Teatro dell'Opera: Manon
Seduttrice all'antica

LA LOCANDINA
Data dello spettacolo: 24/06/2010
Manon Lescaut Sylwia Krzysiek
Poussette Sabrina Testa
Javotte Mariella Guarnera
Rosette Milena Josipovic
La servante Marzia Zanonzini
Le Comte Des Grieux Paolo Battaglia
Le chevalier Des Grieux Jean-François Borras
Lescaut Piero Guarnera
Guillot de Morfontaine Mario Bolognesi
De Brétigny Roberto Accurso
L'hôtelier Gabriele Ribis
Premier garde Stefano Osbat
Deuxième garde Giuliano Di Filippo
Le portier du Séminaire Leonardo Trinciarelli
Une voix Giorgio Parpaiola
Un sergent Luca Battagello
Premier joueur Giordano Massaro
Deuxième joueur Fabio Tinalli
Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma
Maestro del Coro Andrea Giorgi
Maestro Concertatore e Direttore Alain Guingal
Regia Jean-Louis Grinda
Scene Paola Moro
Costumi Anna Biagiotti
Coreografia Eugénie Andrin
Luci Agostino Angelini

Un balletto di interpreti in grado di rivaleggiare con quello che, dall’Opéra, Guillot de Monfortaine porta in piazza per sedurre la protagonista, ha caratterizzato le recite della massenetiana Manon, ultimo spettacolo di lirica al Teatro dell’Opera prima della pausa estiva alle Terme di Caracalla. L’originariamente prevista Annick Massis (esibitasi alla prima) ha dovuto cancellare tutte le recite a causa di una fastidiosa indisposizione: al suo posto è stata “promossa” in primo cast la polacca Sylvia Krzysiek, a sua volta sostituita nelle recite del secondo cast da Alexandra Reinprecht. Come se non bastasse all’ultima recita, qui recensita, Massimo Giordano ha cancellato la sua partecipazione a causa di un’altra indisposizione, lasciando il posto a Jean-François Borras, previsto in secondo cast (e quindi esibitosi anche il giorno precedente). Nonostante tutto questo il risultato è stato complessivamente più che buono, anche se è sembrato lontano da quegli standard di eccellenza europea e di ricerca che il Teatro dell’Opera della Capitale dovrebbe proporsi: una triste conferma di questo la si è avuta osservando i numerosi posti vuoti in platea e nei palchi? Possibile che solo il grande repertorio riesca ad attrarre i romani? Possibile che un lavoro come Manon non sia di richiamo? Il tutto è ancora più triste perché la chiusura (anche culturale) di questa stagione viene dopo le timide aperture della stagione passata che lasciavano ben sperare: certo, all’ultima recita de Le Grand Macabre di Ligeti (nel giugno 2009) non è che i posti occupati fossero molti di più, ma in teoria Manon dovrebbe richiamare molto più pubblico. Non è stato così, ad ogni modo: incrociamo quindi le dita per il prossimo Roberto Devereux di ottobre.

Un peccato perché lo spettacolo proposto, pur non privo di limiti, offriva anche molteplici motivi d’interesse, tra cui la direzione di Alain Guingal che, diciamolo subito, si è rivelata il vero punto di forza della serata. Conoscitore esperto come pochi del repertorio francese, e di Massenet in particolare, Guingal è stato autore di una lettura perfettamente calibrata sulle possibilità delle voci in campo, riuscendo a evidenziare la nostalgia struggente, il dramma e la passionalità della partitura senza rinunciare a evidenziarne le finezze di scrittura: solo il sinuoso e serpentino svolgersi di clarinetti e oboi nella scena dell’Hôtel de Transylvanie valeva la serata per la tesa e decadente atmosfera che riusciva a creare.

Manon era Sylvia Krzysiek, un’educata voce di soprano lirico leggero di volume piuttosto limitato ma di tecnica abbastanza sicura: l’unico suo limite è negli acuti e nei sovracuti, che risultano spesso schiacciati o striduli. Stanti tali premesse, e aggiungendo un fraseggio molto ricercato e vissuto unito all’indubbio charme di una presenza scenica invidiabile, si avrà una Manon eccellente nella svagata seduzione del I Atto ma più debole nei momenti di maggior afflato vocale, come la scena di Cours-de-la-Reine o il frivolo Valzer “A nous les amours et les roses”, dove la coquetterie del personaggio non è emersa come avrebbe dovuto. A fronte di ciò è stata davvero toccante, invece, la resa di “Adieu, petite table”, fraseggiata con bravura e partecipazione, nonché quella del duetto di Saint Suplice o, infine, la comunicativa malinconia del finale. Un’artista giovane (31 anni) e interessante, quindi, questa Krzysiek, i cui sviluppi futuri sono da seguire con attenzione e il cui talento espressivo meriterebbe che si ponesse rimedio ai risolvibili difetti tecnici.

Bravo, al suo fianco, il Des Grieux di Jean-François Borras, anche lui una voce di volume non debordante, ma cantante sicuro e professionale, dal fraseggio interessante e screziato: un altro artista emergente da seguire con interesse, vista la buona prova, tanto più notevole se si pensa che Borras era in scena anche il giorno precedente.

Meno originale il professionale Lescaut di Piero Guarnera mentre ben calati nei loro panni sono apparsi tanto il viscido Brétigny di Roberto Accurso che il Guillot del veterano Mario Bolognesi. Buon fraseggiatore, nonostante qualche rozzezza nell’emissione, il Comte Des Grieux di Paolo Battaglia e sufficientemente frivole e disinvolte Sabrina Testa, Mariella Guarnera e Milena Josipovic quali Poussette, Javotte e Rosette. Ben scelti, infine, i numerosi ruoli minori.

Circa l’agile spettacolo firmato da Jean-Louis Grinda in coproduzione con l’Opéra di Montecarlo, va detto che si è mosso nel solco della tradizione, concedendosi alcune trovate (come Manon che canta quasi a se stessa la seconda strofa della Gavotta, esprimendo nel gelo che cala sulla scena il brivido che passa in orchestra alla ripresa) e, in generale, coniugando le esigenze di risparmio alla narrazione con professionale coerenza, anche se senza particolari brividi rivelatori.

Successo pieno per tutti i protagonisti al termine della serata, eseguita saggiamente con un solo intervallo e apertasi con la protesta dei lavoratori del teatro che, prima dell’opera, si sono schierati sul palcoscenico chiedendo la solidarietà del pubblico contro il Decreto Bondi e mostrando uno striscione con su scritto: “Governo Berlusconi: nel 150° dell’Unità d’Italia distruggi un’identità nazionale, l’opera lirica”. Per la cronaca, la successiva lettura di un comunicato di sensibilizzazione è stata accolta con calore e partecipazione dal pubblico.
Gabriele Cesaretti

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