<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> "Personaggi a nudo" - a cura di Serenella Gragnani - Gilda e Rigoletto

a cura di Serenella Gragnani
s.gragnani@cantarelopera.com

La psicologia del personaggio non è un vezzo, ma il motore e l’anima della drammaturgia.

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Gilda e Rigoletto
Musetta e Marcello
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  • Vive con trepidazione la propria adolescenza

  • Sente la mancanza di un modello femminile di riferimento reale, tangibile, con il quale rapportarsi

  • Idealizzazione della figura paterna, vissuta come appartenente ad un mondo altro, pericoloso, dal quale è necessario essere protette

  • Timore e attrazione nei confronti del “mistero” rappresentato dall’identità paterna

  • Necessità di conferma del potere del proprio femminile e dell’avvenenza fisica

  • Curiosità nei confronti dell’amore e della sessualità

  • Senso di colpa per il desiderio fisico

  • Incapacità di accettare di aver deluso la figura paterna con conseguente sopravvalutazione degli errori commessi

  • Mancanza di fiducia in sé stessi e nel proprio valore

  • Idealizzazione del concetto di morte e del sacrificio d’amore

  • Scelta dell’esecuzione-suicidio come espiazione e fuga dalla realtà

  • Personalità segnata dall’handicap fisico e dal relativo danno estetico

  • Avversione nei confronti della società circostante

  • Odio per l’autorità costituita, ritenuta inadeguata, con aspetti di gelosia latente per l’esuberanza sessuale del proprio padrone

  • Invidia nei confronti dell’amoralità circostante, vissuta come liberatoria e appartenente soltanto ai ricchi

  • Uso distorto dell’arma del riscatto individuata nell’imposizione ai più deboli del dolore psicologico e dello scherno

  • Bisogno compulsivo di arginare il terrore della derisione spargendola sugli altri

  • Attrazione profonda traslata in repulsione per il corpo, proprio e altrui, ritenuto la fonte di ogni male, il depositario del peccato originale

  • Idealizzazione della donna angelicata, capace di amare per compassione e tenerezza e profondo senso di colpa nell’averla “uccisa” facendola partorire

  • Incapacità di scendere a patti con la propria menomazione e con il proprio aspetto fisico

  • Gestione affannosa della sessualità

  • Necessità di perpetuare nella figlia le caratteristiche idealizzate nella donna amata

  • Incapacità di riconoscere la fanciulla come un individuo a se stante e non come una proiezione del proprio riscatto

  • Inadeguatezza nell’accettare le pulsioni sessuali ed affettive della figlia

  • Negazione di sé perpetrata attraverso l’uso costante della “maschera”: quella del Buffone per la società, quella del Buon Padre Misterioso per Gilda

  • Buone capacità oratorie ed uso raffinato dell’ironia e dell’arguzia

  • Crudeltà e vigliaccheria latenti
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