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GIUSEPPE MARTUCCI - La Musica vocale da camera - Edizione integrale |
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Giuseppe Martucci (Capua, 1856 – Napoli, 1909) fu tra i pochi autori italiani della sua epoca a scrivere esclusivamente musica sinfonica e cameristica e può essere considerato uno dei pochi esponenti di rilievo del sinfonismo italiano del periodo tardoromantico. Eccellente pianista ed ottimo direttore d'orchestra, la sua fama é legata soprattutto al suo impegno per il rinnovamento della cultura musicale italiana. Si adoperò per diffondere in Italia la conoscenza dei sinfonisti tedeschi e soprattutto della musica di Wagner: al suo nome, infatti, è legata la prima italiana del Tristano e Isotta, andata in scena al Teatro Comunale di Bologna il 2 giugno 1888.Nella sua opera il Romanticismo tedesco (Schumann, Brahms, Liszt, Richard Strauss, Wagner) e il gusto per il virtuosismo strumentale si fondono in uno stile originale, che trae ispirazione dal melos italiano. Nell'ambito della produzione da camera, quella vocale occupa uno posto importante. « La Canzone dei ricordi», primo esempio di un ciclo di canzoni in italiano che faccia riferimento alla struttura dei più importanti cicli tedeschi di Lieder, dà forma all'aspirazione del compositore di dare, da musicista italiano, un originale contributo ad un genere che alla cultura musicale italiana di quel momento storico era estraneo. La composizione, scritta su testo di R. E. Pagliara, è formata da sette parti che si succedono quasi senza soluzione di continuità: con un artificio tecnico (l'ultimo accordo della canzone precedente coincide con il primo della canzone successiva) Martucci compone come in un polittico i diversi quadri, in una alternanza di situazioni poetiche e stilistiche estremamente ricca; il ciclo si chiude così come era iniziato, nel clima sognante della prima canzone, ripreso nell'ultima con toni ancor più languidi, nella nostalgica reminiscenza di un passato che è sempre più lontano e sfumato nella memoria. Qui il pianoforte, in un lungo assolo, rievoca, come nelle coeve forme sonatistiche e nei poemi ciclici, i punti salienti dell'intero ciclo, mettendo in evidenza, nella continuità della pulsazione ritmica, l'unitarietà delle diverse idee musicali. Lo stesso Martucci ne curerà successivamente, nel 1898, una versione per voce ed orchestra della quale esistono diverse incisioni discografiche, mentre finora non ne esistevano della versione originale per canto e pianoforte. Alla “Canzone dei ricordi” seguono le liriche su testi di C. Ricci, il “Sogno d'amore” ed il “Sogno di morte”, e le “Pagine sparse”. Mentre i due Sogni sono composizioni piuttosto articolate, le “Pagine sparse” colpiscono per la moderna sinteticità di scrittura, e l'intensità della tensione espressiva, sensibilmente modellata sulle sfumature poetiche del testo. Del 1906 sono i tre ultimi brani, composti su versi del Carducci. Confrontandosi con la poesia alta del Carducci, Martucci dimostra una straordinaria maturità, che riflette l'ampiezza dei suoi riferimenti culturali e la consapevolezza di un comporre originale ed innovativo per i suoi tempi. Nella “Maggiolata” egli segue il trascolorare del quadro espressivo con un abile gioco di stili musicali, dal Settecento arcadico delle prime battute, al lirismo romantico della sezione centrale, fino al tumultuoso cromatismo del finale. Nel “Pianto antico” rende con accenti prima affettuosi poi nobilmente drammatici il canto doloroso del poeta, nella “Nevicata”, epigono del tardo Liszt del “Nuages gris” o della “Lugubre Gondola”, si trova già compagno del primo espressionismo, la parte vocale quasi uno sprachgesang , la parte pianistica evocativa di atmosfere livide ed angoscianti. Il CD contiene anche la giovanile “Romanza”, composta a soli sedici anni per il tenore Fraschini, che la cantò accompagnato dall'Autore. E' questo un brano che si distacca completamente dalle altre liriche, poiché guarda alla tradizione italiana del belcanto, e mette ancor più in evidenza l'originalità del percorso evolutivo del musicista. Da sottolineare in questo CD l'utilizzo di un pianoforte dell'epoca: uno Steinway Grand del 1883, che con il suo timbro antico trasporta l'ascoltatore indietro nel tempo. |
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